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La storia di Silea

Notizia del 06/01/2015

Come scrive Danilo Scomparin è sempre molto difficile determinare con precisione l’epoca dell’insediamento umano in un dato territorio. Tuttavia si può desumere che, fin da tempi antichissimi, la zona intorno a Treviso fosse luogo di passaggio e di insediamento di popoli primitivi, grazie al fiume Sile che si suppone sia stato la via naturale di comunicazione che ha favorito lo spostamento di gruppi umani da una zona all’altra.

Il fiume Sile definito da C. Boccazzi “la culla di una straordinaria cultura che iniziò alla fine dell’Eneolitico per estendersi all’età del bronzo e a quella del ferro”, è testimone di questi passaggi. Durante gli scavi industriali per l’estrazione della ghiaia sono affiorati importanti reperti archeologici ora conservati presso il Museo civico di Treviso.

 

 

Mentre sulle popolazioni antiche si conosce ben poco, si sa che molto prima della colonizzazione romana la zona era popolata dai Paleoveneti, gruppo etnico proveniente dai paesi balcanici e insediatosi nel primo millennio a.C., che a partire dal terzo secolo a.C. riuscì a stabilire rapporti di amicizia con i Romani.

Nel II secolo a.C. i Romani iniziarono un’opera di colonizzazione anche nel Veneto, che ebbe come conseguenza la fondazione di municipi, la centuriazione della campagna e la costruzione di grandi vie di comunicazione, tra le quali la Claudia Augusta Altinate.

 

La gloriosa strada, ora denominata Claudia Augusta, venne costruita per scopi militari dagli imperatori Druso che la iniziò verso il 15 a.C. e Claudio, suo figlio, che verso il 48 d.C. ultimò l’intero percorso fortificato che partendo da Altino, arrivava nel territorio di Melma, attraversava il Trentino, superava i valichi alpini e raggiungeva la Retia e il Danubio, per un tragitto lungo 350 miglia romane.

Lungo il percorso della strada romana, a Sant’Elena sul Sile, ma anche a Cendon e a Lanzago sono stati scoperti molti reperti archeologici appartenenti a tale epoca, purtroppo andati perduti perchè non segnalati in tempo, che permettono di avanzare l’ipotesi che durante l’epoca romana il territorio, su cui è venuto a formarsi il comune di Silea, fosse ormai popolato.

E’ quindi probabile che attorno ai luoghi di influsso romano, col passare degli anni, si siano stanziate alcune famiglie, le quali avrebbero iniziato la formazione delle comunità civili. I nostri villaggi presero l’attuale configurazione e si svilupparono nei luoghi dove si trovano attualmente forse soltanto durante il governo dei Longobardi e Franchi.

Sulla vita e sulle attività dei nostri antenati prima dell’anno mille sappiamo ben poco. Nel Medioevo il territorio dove sorgevano i nostri villaggi era quasi tutto coperto da boschi, ma non era privo di terreni per il pascolo dei bovini e per la coltivazione di cereali e viti. Nel 1170 i canonici di Treviso erano proprietari di quasi tutto il territorio del villaggio di Melma, avevano mulini ad acqua, poderi, case, boschi e terreni che facevano lavorare da alcuni abitanti del luogo.

A partire dal 1263 si formarono i comuni rurali minori, detti regulae o villae, dotati di amministrazione locale e di statuto proprio.

La villa Melmae, capoluogo dell’attuale circoscrizione comunale, merita di essere conosciuta maggiormente. Melma deriva dall’etimo longobardo melm, che indicava originariamente “sabbia fine” e quindi per estensione anche un “terreno sabbioso”. Si è sempre pensato che il termine latino melma si dovesse tradurre con “fango”, ma melm fu latinizzato in melma soltanto nel tardo Medioevo, assumendo un significato diverso da quello originario, e cioè quello di: terra intrisa d’acqua, impalpabile, appiccicosa, che si trova generalmente sul fondo di corsi d’acqua o di paludi o è depositata dalle piene dei fiumi e quindi anche fango e fanghiglia. A Melma non vi sono mai state le paludi e neppure il fango, bensì campi ubertosi e boschi piuttosto estesi. Melma e gli altri comuni furono sempre legati, da un punto di vista storico-politico, alle vicende della “Marca gioiosa”, trovandosi così soggetti alla dominazione di Scaligeri e Carraresi fino a quando nel 1389, la Repubblica di San Marco occupò l’intero territorio trevigiano fino al XVI secolo.

Il lungo dominio di Venezia è segnato da un periodo di pace e di benessere economico, che favorirono soprattutto l’ascesa della borghesia, ma non certo dei contadini che vivevano poveramente, e abitavano in rozze casupole di legno dal tetto coperto di paglia. La loro esistenza era misera e la mortalità dei loro bambini molto elevata a causa delle malattie e delle precarie condizioni di vita. Non tutti però lavoravano la terra, alcuni facevano i mugnai, altri gli artigiani o barcaioli.

Durante questo periodo sorsero lungo le sponde del Sile numerose proprietà della nobiltà veneziana, ma anche trevigiana, affascinate dai suggestivi luoghi in parte ancora boschivi, nonché dei ricchi commercianti e alcuni enti ecclesiastici.

Con la caduta della Serenissima e in seguito al trattato di Campoformio (1797) il territorio passò sotto la dominazione austriaca, tranne una breve parentesi (1805-1813) in cui si ristabilì Napoleone Bonaparte (Regno d’Italia). Durante il dominio francese, il 21 maggio 1806, fu istituita la Municipalità di Melma, Cendon, Sant’Elena. Nuovamente nelle mani degli austriaci nel 1816 venne istituita la provincia di Treviso con tutti i suoi comuni tra cui quello di Melma. Il 1 maggio 1816, fu istituita la Deputazione Comunale di Melma, comprendente: Melma, Lanzago, San Floriano, Sant’Elena sul Sile e Montiron.

Nel 1866 il trevigiano come il Veneto, aderì al Regno d’Italia.

Siamo così giunti alle soglie del secolo scorso. Durante i primi anni ci sono stati degli avvicendamenti che hanno segnato profondamente anche la vita sociale e civile della nostra comunità. Agli inizi del 1900 il comune risentiva delle precarie condizioni di vita in cui versava l’Italia causate dalla cattiva economia, scarsa industrializzazione, pessimi raccolti e rincaro dei prezzi. Non si è in grado di rilevare il coinvolgimento della nostra popolazione nelle lotte politiche e sindacali che travagliarono la società in questo periodo, ma sappiamo che anche il Comune di Silea era governato con i criteri del tempo e con iniziative piuttosto lente, poiché le possibilità dell’amministrazione era assai limitate dalle gravi condizioni economiche di allora.

Allo scoppio della Grande Guerra, e soprattutto dalla ritirata del Piave all’armistizio del 1919, l’attività del Comune fu quasi totalmente assorbita in essa. La nostra comunità come tutta l’Italia fu investita poi dall’ondata dell’era fascista, dallo scoppio del secondo conflitto mondiale e dalle lotte della resistenza per la liberazione.

Per quanto riguarda la nostra storia bisogna segnalare che proprio in quegli anni si cambiò la denominazione del comune. Nel 1935, il re Vittorio Emanuele III con regio decreto n. 100 del 21 gennaio, autorizza il Comune di Melma a cambiare la propria denominazione in quella di Silea.

 

Documento significativo è la deliberazione del 26 giugno 1934 a firma del Podestà Sig. Fantin Cav. Matteo, relativa al “Cambiamento della denominazione del Comune di Melma in quello di Silea” che viene riportato di seguito:

Oggi ventisei giugno 1934 XII, nell’Ufficio Municipale il Podestà Sig. Fantin Cav. Matteo, assistito dal Segretario Comunale Sig. Natali Temistocle;

Visto l’art. 266 T.U. Legge Comunale e Provinciale vigente;

Interprete del desiderio vivissimo di questa popolazione, convinto di compiere cosa moralmente utile al Comune;

Ricordato anche l’autorevole consiglio dato dall’Ill.mo Sig. Vice Prefetto Sig. Stramisi;

Constatato che l’attuale denominazione di questo Comune “Melma” fu tramandata solo da una tradizione che ha origine dal fatto che il breve corso d’acqua, che attraversa una piccola parte del Comune fu chiamato “Melma” perché portava a scaricare nel fiume Sile, con le acque limacciose la mota (melma) con la quale in tempi antichissimi erano ricoperti i cumuli di legna per far carbone (le carbonare) esistenti nel vicino comune che oggi chiamasi Carbonera;

Che il nome “Melma” dato alla borgata formatasi qui anticamente ed oggi diventata Comune di notevole estensione, non trova nessun altro motivo in ragioni storiche, geografiche, politiche;

Che tale nome è divenuto antipatico agli abitanti perché si presta anche allo scherno;

Ricordato a tale proposito che anche in occasione di un recente clamoroso processo davanti alle Assisi di Venezia, passato alla cronaca col nome di “delitto di Jesolo”, un avvocato principe del foro e uomo politico, nella sua poderosa orazione, a proposito di un teste che fu fatto chiamare da questo Comune (perché qui allora trovatosi casualmente fermo con la sua barca per trasporti sul Sile) disse “occorreva trarre delle difese proprio da gente di un paese che trae le sue origini da fango, e qui il fango dilaga dappertutto”;

Tenuto presente che questo Comune è bagnato in tutta la sua lunghezza per circa 13 Km., dalle acque del Sile;

Che le due frazioni di Cendon e Sant’Elena hanno la loro Chiesa e l’agglomerato principale proprio in riva al Sile;

Che il Capoluogo ha la sua unica ed importante industria – un molino della capacità produttiva di 1500 quintali giornalieri sulla riva del Sile;

Che sulla stessa riva del fiume trovasi un’ottima banchina per il carico e scarico delle merci e per l’approdo delle barche che giungono numerose perché qui hanno meta i trasporti fluviali che interessano la vicina città e dintorni che non possono proseguire oltre perché il corso delle acque del Sile divengono troppo rapide;

Che pertanto qui converge un notevole movimento di merci in arrivo ed in partenza specie granaglie, paglia, cemento, carbone, nafta, carta, ghiaia per i trasporti fluviali;

Constatato che questo Comune trova sul Sile il mezzo principale di lavoro, come altri Comuni, che solo in parte bagnati dal fiume hanno aggiunto la denominazione “sul Sile” così questa popolazione sarebbe lieta di richiamare nel nome del Comune quello del fiume al quale sono così strettamente legati;

Delibera

di presentare domanda al Governo del Re, per ottenere che la denominazione del Comune di Melma, venga cambiata con quella di Silea.

Fatto, letto, approvato e sottoscritto.

Il Podestà Fantin Matteo – Il Segretario Natali Temistocle.

Faticosa fu, durante gli anni successivi, la ripresa economica. Durante gli anni Sessanta anche a Silea incominciò il processo economico con l’incremento dell’industria del commercio, dell’artigianato e dell’edilizia. La collaborazione tra imprenditori locali e amministrazione comunale riuscì a dare una spinta determinante allo sviluppo economico di tutto il Comune.

Negli ultimi quarant'anni si sono viste sorgere nuove iniziative in tutti i campi.

Arriviamo così nel 2000: le attività produttive e del terziario si sono progressivamente adeguate allo schema economico generale denotando una continua crescita.

In questi anni per citare Eddo Vanzo, sindaco nel periodo 1994-2004, “Silea ha conosciuto un processo di sensibile trasformazione economica, sociale, demografica ed urbanistica”.

L’amministrazione comunale si è sempre posta quale obiettivo di accompagnare alla crescita economica del paese un miglioramento della qualità generale della vita soprattutto in ambito sociale e culturale.

Sempre citando Eddo Vanzo, la Silea di oggi può essere riassunta in questo modo: “della nostra comunità vorremo fare un luogo di incontro e di confronto, custode del passato, ma aperto e disponibile alle innovazioni”.

 

dal sito del Comune

 

 

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