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I vini doc in Ciociaria

Notizia del 17/02/2013

I principali vini della Ciociaria sono, nell’area nord: il Cesanese del Piglio, vitigno autoctono ( rosso) e la Passerina del Frusinate (bianco IGT ) tra i comuni di Anagni, Piglio, Paliano, Serrone e Acuto, mentre nella Valle di Comino si produce un eccelente Cabernet Atina Doc e una piacevole sorpresa è il Somigliò, prodotti dalla cantina Palombo. I primi produttori di vino nel Lazio furono gli Etruschi, che impiantarono la vite su terreni scoscesi e rocciosi. I Romani preferivano per la coltivazione zone più pianeggianti e solatie, e producevano principalmente vini bianchi molto caratterizzati, dal sapore e colore pieno e deciso, cui erano dedicate le feste “Vinalia”. La fama dei Castelli come area vinicola è sempre stata ampia; un’altra zona del Lazio con tradizione preromana di produzione del vino è la Ciociaria. Su terreni argillosi sono allevati vitigni di antichissime origini cui furono affiancati a partire da metà ‘700 vitigni nuovi, tra cui quelli importati dalla Francia come Cabernet e Merlot. Sia alcuni produttori che alcune cantine ed aziende sono storici, legate a famiglie aristocratiche della provincia di Frosinone.

Cesanese del Piglio ( vitigno autoctono ) DOCG dal 2010

E’ un vino rosso rubino prodotto nelle tipologie secco, asciutto, amabile e dolce, caratterizzate da diverso contenuto in zuccheri residui ( dall’ 1% al 3,5% ). I vitigni utilizzati sono Cesanese di Affile e/o Cesanese comune, con l’eventuale concorso, per non oltre il 10 % dei vitigni Sangiovese, Montepulciano, Barbera, Trebbiano toscano ( Passerana ), Bombino bianco (Ottenese ) da soli o insieme. Il Cesanese del Piglio deriva quindi quasi completamente dall’uva Cesanese di Affile, una varietà locale del Cesanese comune, anch’esso ammesso nella composizione dell’ uvaggio, e l’impiego di una piccola percentuale di vitigni a frutto bianco ( consentito dal disciplinare di produzione ) ha la funzione principale di innalzare il tenore di acidità r dare maggior profumo al prodotto. Da queste uve si producono anche le versioni “spumante naturale” e “frizzante naturale”. All’immissione al consumo il vino ha colore rosso rubino, tendente al granato con l’invecchiamento, odore delicato e caratteristico, sapore morbido, leggermente amarognolo; la gradazione minima è di 12%. Il Cesanese del Piglio viene associato a salumi stagionati, bucatini all’amatricana, primi piatti con sughi di carne, agnelli alla cacciatora, pijata, fegatelli di maiale alla griglia, trippe in umido, pollame e coniglio arrosto e va servito a 16 – 18 % in calici ballon, entro 3 – 5 anni dalla vendemmia. Le tipologie più o meno dolci e lo spumante vanno serviti rispettivamente in coppe larghe o flute a 6 – 8 °C e si accompagnano bene a dolci secchi, ciambelle, crostate di frutta. Le condizioni ambientale e di coltura sono quelle tradizionali, idonee a conferire alle uve le caratteristiche specifiche. E’ vietata ogni pratica di forzatura. La resa massima delle uve in vino non deve superare il 65%. Le operazioni di vinificazione e di elaborazione devono essere effettuate nel territorio delle province di Roma e Frosinone.

AREA DI PRODUZIONE: Acuto, Anagni, Paliano, Piglio, Serrone

IL CESANESE, VINO DELLE MENSE DI PAPI E RE

Si tratta di uno dei vini più rinomati nell’antichità, diffuso dagli Etruschi. Nel Medioevo il Cesanese era molto considerato alle mense dei papi anagnini ed era anche la bevanda prediletta di Federico di Svevia, che soggiorno ad Anagni, sotto la tutela del Papa Innocenzo III. Alla metà del '700 dalla Francia fu portato ad Affile un vitigno, che in seguito si ibridò con vitigni locali. Nella tuttora vitale tradizione delle osterie romane, il Cesanese vive nella prima parte dell’ anno la sua stagione felice, atteso e apprezzato dalla clientela che lo richiede abboccato, in abbinamento ai più classici piatti della cucina locale.

ATINA DOC

Se ne producono i tipi descritti di seguito: Rosso: ottenuto dai vitigni Cabernet sauvignon per almeno il 50 %, Syrah, Merlot e Cabernet Franc, ciascuno per almeno il 10%; possono concorrere, per non oltre il 20%, altri vitigni a bacca nera, non aromatici, raccomandati e autorizzati. Cabernet: ottenuto dai vitigni Cabernet sauvignon e Cabernet franc per almeno l’85%, con il concorso per non oltre il 15% di altri vitigni a bacca nera raccomandati e autorizzati. Per entrambi i vini è prevista la versione “riserva” che deve invecchiare due anni, di cui almeno 6 mesi in botti di legno. Le relative partite di uva devono essere indicate e destinate preventivamente all’ uso. All’ immissione al consumo i vini hanno colore rosso più o meno intenso, tendente al granato con l’invecchiamento, odore fruttato caratteristico, sapore armonico, pieno, asciutto, a volte erbaceo; gradazione minima 12% per le tipologie riserva 12.5%. Si abbinano a primi piatti piuttosto strutturati, piatti piuttosto strutturati, piati corposi a base di carni sia bianche che rosse e anche selvaggina da pelo; va servito a 18 – 20 ° Cin calici bordolesi, entro due anni dalla vendemmia. I vigneti utilizzati sono su terreni idonei a quote dai 75 ai 600 metri; sono esclusi i terreni umidi, non sufficientemente soleggiati, in zone alluvionali e a quote oltre i 600 metri. L’allevamento, a spalliera e controspalliera, esclude ogni pratica di forzatura e prevede irrigazioni di soccorso. La resa massima dell’uva in vino è del 70%. Le etichette devono riportare l’annata di produzione delle uve. Si tratta di un vino con origini piuttosto recenti. La sua nascita, avvenuta intorno alla metà dell’ Ottocento, è infatti legata all’impianto, da parte di un agronomo, di viti di Cabernet e di Merlot nel territorio del comune di Atina, al centro della valle di Comino.

AREA DI PRODUZIONE: Alvito, Atina, Belmonte Castello, Casalattico, Casalvieri, Gallinaro, Picinisco, S.Donato Val di Comino, S. Elia Fiumerapido, Settefrati, Vicalvi, Villa Latina.

I primi produttori di vino nel Lazio furono gli Etruschi, che impiantarono la vite su terreni scoscesi e rocciosi. I Romani preferivano per la coltivazione zone più pianeggianti e solatie, e producevano principalmente vini bianchi molto caratterizzati, dal sapore e colore pieno e deciso, cui erano dedicate le feste “Vinalia”. La fama dei Castelli come area vinicola è sempre stata ampia; un’altra zona del Lazio con tradizione preromana di produzione del vino è la Ciociaria. Su terreni argillosi sono allevati vitigni di antichissime origini cui furono affiancati a partire da metà ‘700 vitigni nuovi, tra cui quelli importati dalla Francia come Cabernet e Merlot. Sia alcuni produttori che alcune cantine ed aziende sono storici, legate a famiglie aristocratiche della provincia di Frosinone.

IL LAZIO DA GUSTARE E DA VEDERE 2° Volume

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