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Il ruolo storico dei caffè europei e del caffè

Notizia del 23/08/2010

 

Origini e storia

Secondo recenti ricerche documentarie la pianta del caffè è originaria dello Yemen, vi sono documenti che ne attestano la presenza in quel territorio già verso il VII secolo d.C. Altre fonti invece sostengono che la pianta proverrebbe dalle regioni abissine e sarebbe stata portata nello Yemen proprio dagli abissini che avevano occupato quei territori nel VI secolo d.C.

Il caffè dunque è una pianta originaria della parte nord-orientale del continente africano.

Una delle bevande più importanti che si introdusse nelle abitudini alimentari degli europei fu appunto il caffè. Tra il 1600 e il 1700 il caffè si impose come bevanda affermata e nota in tutta l’Europa occidentale (i Caffè divennero locali famosi e sempre più frequentati, luoghi di cultura e di chiacchera. Il primo Caffè si dice sia italiano, Il Caffè Florian in piazza San Marco a Venezia), e il consumo si diffuse a tal punto che le quantità prodotte in Africa Settentrionale non furono più sufficienti: Francia e Olanda decisero quindi di avviare l’esportazione della coltura del caffè nelle loro colonie, soprattutto in America centrale.

L’imposizione della coltura del caffè in America centrale comportò conseguenze gravi, come quelle di qualsiasi altro colonialismo, in particolar modo poi perché l’introduzione forzata di questo prodotto fu concomitante all’imposizione di nuove regole di gestione delle terre:

- alla fine del secolo scorso i governi locali dell’America centrale imposero la fine della proprietà comune della terra, introducendo con una legge il concetto di proprietà privata in una cultura millenaria che non l’aveva mai conosciuta (straniamento antropologico)

- in più, la terra si concentrò soprattutto nelle mani di pochi proprietari che iniziarono la sperimentazione delle prime colture intensive (stravolgimento dell’economia locale)

- si verificarono quindi per gli indios che si erano ritrovati improvvisamente senza terra, situazioni di lavoro sottopagato nelle fincas (sfruttamento del lavoro)

Così avvenne soprattutto in America Centrale, ma poi, in modo più o meno simile (tranne in Africa dove la coltivazione del caffè resta in mano sopratutto a medi e piccoli contadini) in tutti gli altri luoghi dove il caffè fu esportato, e il caffè divenne un classico prodotto coloniale.

Se in Europa durante il Medioevo le bevande più diffuse erano la birra e il vino, con l’avvento dell’Umanesimo e del Rinascimento, nuovi valori, la centralità dell’uomo e della ragione come valore primario di riferimento, modificarono anche le abitudini alimentari (richiesta di una maggiore sobrietà e lucidità mentale) e l’uso delle bevande alcoliche subì un ingente calo.

“L’Europa è nata sostanzialmente dallo spirito delle Case del caffè”, sostiene il filosofo e critico George Steiner (nato a Parigi il 23.04.1929). Chi vuole andare alla ricerca delle radici della “idea europea”, di una miscela di ideali di libertà, varietà culturale e unità, finisce per trovarsi irrimediabilmente in una “Casa del caffè”, il luogo in cui si sedeva, e si siede tutt'oggi, per discutere della situazione del mondo in generale e degli affari in particolare. Per quanto frammentata e disomogenea fosse un tempo la cartina politica dell’Europa, i caffè offrivano un forum rispettabile per accordi e complotti, per dibattiti intellettuali e chiacchiere. Il “Café Central” di Vienna (fondato nel 1860), il parigino “Les Deux Magots” (1885), il veneziano “Caffè Florian” (1720), il “Café Slavia” di Praga (1800) e, non da ultimo, il “Zum Arabischen Coffe Baum” di Lipsia (1711) divennero celebri in quanto luoghi di comunicazione politica e di consumazioni “squisite”. Può forse dispiacere che le case del caffè europee abbiano perso il loro ruolo di “club dei dibattiti borghesi” e la loro funzione istruttiva in ambito politico per fungere oggi da semplici esercizi pubblici… ciò non toglie che, di epoca in epoca, la carta delle bevande sia sempre stata uno specchio del mercato delle bevande del tempo. Essa riportava infatti tutte le bibite prodotte a scopi commerciali: bevande calde, analcoliche, birra, vino e superalcolici.

I caffè possono quindi fornire informazioni di prima mano sullo sviluppo dei consumi delle bevande in Europa. Consumi che, nonostante la spesso deplorata stagnazione nei mercati ormai “maturi” dell’Europa occidentale, non sembrano poi svilupparsi così male. Beninteso: crescita minima o anche crescita zero non significano assolutamente stasi totale. Infatti in singole categorie di bevande, in determinati segmenti e, naturalmente, anche nei specifici mercati si nota una forte dinamica: un fatto che la BRAU Beviale, nella sua funzione di forum europeo dell’industria delle bevande, registra immediatamente.

 

Consumi globali di bevande in vertiginosa crescita

 

Secondo i rilevamenti effettuati dall'istituto britannico di ricerche di mercato Canadean, i maggiori consumi di “commercial beverages” (che non comprendono le bevande fatte in casa e l’acqua di rubinetto) si registrano nell’America del Nord, con annualmente oltre 600 l pro capite. Gli americani sono riusciti a difendere il loro primato nonostante i consumi relativamente bassi di vino e superalcolici. Un fatto imputabile, non da ultimo, al consumo di bevande rinfrescanti più alto del mondo. Nel consumo di bevande calde, analcolici, birra, vino e superalcolici gli europei occidentali si posizionano al terzo e quelli orientali al quarto posto.

Per i sei anni a venire (fino al 2012) la Canadean pronostica una crescita dei consumi globali del 18%, incremento al quale parteciperanno tutte le aree di mercato a eccezione dell’Africa. La maggior parte degli aumenti interesserà le bevande analcoliche. Motivo di gioia, quindi, per tutte le aziende il cui portafoglio prodotti dispone di acque minerali. Fino al 2012, infatti, il solo segmento delle acque minerali crescerà di oltre il 40%. Le previsioni indicano uno sviluppo complessivamente positivo anche per la stessa domanda mondiale di bevande rinfrescanti, pur se leggermente in calo nell’America del Nord.

Nel comparto della birra il mondo intero parla ormai da anni soltanto della Cina. Nonostante in questo paese l’incremento delle vendite di birra continui a perdurare (2006: +9,8%), è anche vero che, nei prossimi anni, saranno le bevande calde, in particolare tè e bevande a base di tè, a contribuire in modo fondamentale all’aumento dei consumi di bevande di produzione commerciale in Asia. Già oggi in Asia il tè costituisce più del 30% dei consumi complessivi di bevande.

La specializzazione, commercializzazione e diffusione del caffè rappresentano le principali voci di un mercato sempre in evoluzione, coinvolgente ed aperto a molte iniziative di posizionamento ed affermazione.Sostenere che il mercato del caffè è un termometro della società non è un azzardo.

Infatti, l’interesse (il relativo flusso d’espansione) nasce dalla domanda di pubblico che esige una “classe” di qualità del prodotto e, nel caso specifico, dell’ambiente caffè concepito come format/location di richiamo e prestigio.

I consumi di caffè - del caffè - sono impostatati su parametri che seguono (a volte anticipano) modi, mode, esigenze: tracciare il profilo dell’attuale standard di consumatori diventa prioritario.

Tra i fresh trend d’oggi si assiste ad un’importante crescita di consumo di caffè fuori casa e ad una richiesta consapevole da parte di un consumatore più informato e rassicurato - dunque più esigente - che diventa il principale testimonial della spontanea comunicazione passa-parola.

Risulta ampiamente documentata la valenza sociale che il caffè ricopre nel quotidiano come rito/convenienza/appartenenza, considerazione, questa, sostenuta da aggiornate indagini di mercato mirate all’acquisizione di nuove formule/proposta di franchising d’alto profilo.

 

IL MERCATO DEL CAFFÈ

 

Con una produzione mondiale che raggiunge annualmente i 5,9 milioni di tonnellate il caffè è, dopo il petrolio, la seconda commodity più trattata sui mercati finanziari del pianeta. Solo l’Italia ne importa 324mila tonnellate l’anno (52% di qualità arabica). A causa del clima viene coltivato solo in una regione di 5000 km di larghezza attorno all’equatore, in totale un’ottantina di nazioni. Quasi tutta la produzione è rappresentata da due qualità: Arabica e Robusta.

 

TENDENZE NEL CONSUMO DEL CAFFÈ

il caffè è la bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua: 2,5 miliardi di tazze al giorno nell’arco di una giornata, mediamente il 49% della popolazione beve caffè.

 

gli uomini bevono più caffè delle donne (1,7 tazze al giorno contro 1,5)

 

i più grandi bevitori di caffè consumano una media di 3,3 tazze di caffè al giorno

 

il 37% beve caffè “solo”, mentre il 63% aggiunge qualche tipo di edulcorante e latte o panna

 

il caffè normale costituisce 87% del totale, mentre il solubile solamente il 13%

 

il 57% del caffè è consumato a colazione, il 34% tra i pasti ed il 13% fuori pasto

 

le donne sono più interessate alle varietà dei caffè e considerano il “bere un caffè” come un momento rilassante

 

le donne sono più coscienti del prezzo che gli uomini

 

gli uomini considerano il caffè come un aiuto per “mettersi in moto” e terminare le cose

 

 

LA CLASSIFICA DEI CONSUMI DI CAFFÈ NEI PRINCIPALI PAESI

(Kg/persona)

 

 

Finlandia 12,8

 

Danimarca 11,1

 

Norvegia 10,4

 

Svezia 10,3

 

Svizzera 8,4

 

Paesi Bassi 8,3

 

Germania 7.8

 

Austria 7.8

 

Francia 5,7

 

Belgio 5,4

 

USA 4,8

 

Italia 4,7

 

Ungheria 2,2

 

Spagna 2,0

 

Giappone 1,9

 

Inghilterra 1,9

 

 

ALCUNI NUMERI INERENTI IL MONDO DEL CAFFÈ IN ITALIA

 

56%

dei bevitori di caffè sono uomini

 

81,1%

dei bevitori di caffè bevono fino a tre caffè al giorno

 

57,3%

la percentuale degli italiani che beve il caffè in compagnia

 

22,2%

degli italiani consuma almeno una tazzina quotidiana al bar

 

45,2%

è la fetta maggiore di consumatori da bar che curiosamente abita al Nord

 

75,2%

dei caffè vengono bevuti prevalentemente nella fascia mattutina

 

74%

dei bevitori di caffè preferiscono l’espresso

 

1.65

il numero di tazzine mediamente consumato ogni giorno da un adulto al bar

 

600

le tazze pro capite consumate annualmente in Italia

70Mio

le tazzine consumate ogni giorno in Italia

20.000

miliardi il giro d’affari annuale dell’espresso nella nostra penisola caffè.

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Notizia n.754 dal Veneto

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