Notizia del 20/08/2010
La ricetta del giorno
Peperonata ai funghi
Categoria
Contorno
Tempo
110 min
Difficoltà
Facile
Nazione
Italia (Veneto)
Cottura
In casseruola
Fonte
La cucina regionale italiana del 2008
Ingredienti
* Peperoni 600 gr
* Pepe
* Aglio 1 spicchio
* Brodo vegetale 1 dl
* Funghi porcini 500 gr
* Melanzane 1 numero
* Olio di oliva extravergine 5 cucchiaio
* Patate 1 numero
* Pomodori maturi 4 numero
* Prezzemolo 1 mazzetto
* Sale
* Cipolla 1 numero
Preparazione
ingredienti
600 g di peperoni carnosi
500 g di funghi porcini
4 pomodori
1 melanzana
1 patata
5 cucchiai di olio extravergine d'oliva
1 cipolla
1 dl di brodo di verdura
1 spicchio d'aglio
1 mazzetto di prezzemolo
sale e pepe
vini consigliati
Bianco di Custoza Superiore
Oltrepò Pavese Riesling (bianco)
Pulite i peperoni, tagliateli a falde, eliminate le costole bianche e i semi. Lavateli e tagliateli a pezzi. Immergete i pomodori
in acqua bollente per qualche istante, scolateli con una schiumarola, spellateli e tagliateli a tocchi eliminando i semi. Lavate la melanzana e riducetela a dadini senza privarla della buccia. Lavate la patata, pelatela e tagliatela a tocchi.
Fate scaldare in una casseruola 4 cucchiai di olio, aggiungete la cipolla sbucciata e affettata a velo e lasciatela appassire mescolando. Unite i peperoni, la melanzana, i pomodori e la patata, mescolate, bagnate con il brodo caldo e lasciate cuocere a recipiente coperto per circa 40 minuti su fuoco basso. Se dovesse asciugare troppo bagnate con altro brodo bollente.
Nel frattempo, pulite i funghi eliminando la parte terrosa del gambo e strofinandoli con un telo umido fino a quando resterà
pulito, quindi affettateli. Scaldate in una padella antiaderente l'olio rimasto con lo spicchio d'aglio sbucciato, eliminatelo appena prende colore, aggiungete i funghi, salate, pepate e cuocete per circa 10 minuti.
Trascorso il tempo indicato, uniteli alla peperonata, regolate di sale, profumate con il prezzemolo tritato, mescolate e proseguite la cottura per altri 10 minuti. Servite decorando con qualche foglia di prezzemolo.
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Pola (pula) : 3.000 anni di storia
Un centro storico perfettamente conservato su cui domina l'Anfiteatro romano; lo splendido Parco Nazionale delle Isole Brioni a meno di 10 km; la incantevole Rovigno (Rovinji) a pochi minuti; 40 km di spiagge del Mediterraneo pulite, ben conservate e con un'acqua cristallina.
Sono i motivi che spingono migliaia di persone a scegliere Pola come meta delle proprie vacanze.
Situata in fondo alla Penisola di Istria, Pola (Pula in croato) ha cominciato a ricevere turisti quando viaggiare era un'attività riservata a pochi fortunati. A partire dalla metà del 1800, viaggiatori illustri si recavano in questa città dal clima mite e dalle acque limpide. Molti dei grand Hotel e dei "Bagni" (hotel Miramare, hotel Bologna, hotel Milano e hotel Centrale ) che ancora oggi esistono, sono nati negli anni tra la fine dell'800 e il 1960. Da quel momento, con la nascita del turismo di massa, Pola ha visto crescere le strutture moderne, che non hanno intaccato la bellezza e il fascino millenario di questa splendida cittadina. Per informazioni su come arrivare a Pola, leggete la nostra pagina Come arrivare in Istria.
L'Anfiteatro Romano
Ogni visita Pola inizia e termina con l'Anfiteatro Romano, la cui mole imponente domina sulla cittadina. Costruito negli stessi anni del Colosseo, (I sec.) l'Arena, come viene anche chiamato, è il sesto anfiteatro più grande del mondo ed è lungo 105 metri per un'altezza di 32 metri. Serviva per le lotte dei gladiatori, e nel Medioevo, per i tornei cavallereschi.
Oggi ospita una più pacifica mostra dedicata all'olio d'oliva dell'Istria. D'estate, invece, si trasforma in un palcoscenico d'eccellenza per gli avvenimenti culturali di Pola. L'ingresso costa circa 4 euro. Dall'anfiteatro si raggiungono in pochi minuti la vie circolari che girano intorno al centro storico di Pola. Qui ci sono le tre porte principali da cui si accedeva alla città: potete scegliere di entrare da una delle tre.
Porta Gemina, il Castello, il Museo Storico e il Museo Archeologico
Dall'anfiteatro, percorrendo Via Flavia, si entra nel cuore storico di Pola attraverso la Porta Gemina, una delle porte con cui si difendeva la città fino al Medioevo. Attraverso Porta Gemina si arriva al Museo archeologico, al Museo storico e al Castello. Il Castello venne costruito per volere del governo di Venezia, quando Pola era sotto il suo diretto dominio. Era un modo per difendere il ruolo di più importante porto dell'alto adriatico, che pola ha svolto fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Oggi il Castello ospita il Museo storico dell'Istria che, con 40.000 oggetti ripercorre la storia della città di Pola e di tutta l'Istria. DI fronte al Castello, alle spalle del Piccolo Teatro Romano, c'è il Museo archeologico dell'Istria, che divide, insieme a quello di Parenzo, la più vasta raccolta di oggetti delle diverse epoche storiche della regione.
Porta Ercole
Alle spalle del Museo Archeologico, tornando sulla Via Circolare, si incontra Porta Ercole. Non è la porta meglio conservata ma ha grande valore storico. In cima alla volta, proprio alla clava di Ercole, c'è un iscrizione che cita i nomi di Lucio Cassio Longino e Lucio Calpurnio Pisone, che erano stati incaricati dal Senato romano di creare una colonia. Da questa spedizione, avvenuta tra il 47 e il 44 A. C, nacque Pola.
Porta Aurea o Arco dei Sergi
Subito dopo Porta Ercole c'è la porta più bella di tutta Pola, detta Porta Aurea o Porta Sergia. Fu fatta costruire tra il 29 e il 27 Avanti Cristo da parte della omonima famiglia Sergia, in onore a tre componenti della stessa che occupavano alte cariche amministrative a Pola. L'iscrizione latina della porta ricorda che venne fatta costruire da Silvia Postuma, componente della famiglia, "da sua pecunia", cioè con soldi suoi. L'arco è chiamato anche Porta Aurea perchè era appoggiato ad una delle Porte della città decorata con fregi molto ricchi e dorati. È molto piccola ma bellissima, grazie soprattutto agli elementi decorativi di stile ellenico. Venne studiata da molti artisti famosi, compreso Michelangelo, che ne fece diversi disegni di studio. La porta a cui si appoggiava l'arco non venne lavorata. Per questo, quando l'arco venne demolito agli inizi del XIX, emerse la parte ancora grezza.
Basilica di Santa Maria Formosa
Continuando verso la Via Sergia, si arriva alla Basilica di Santa Maria Formosa. È una cappella sopravvissuta alla distruzione della grande abbazia benedettina che qui esisteva fino al XVI secolo. Il pavimento e i muri erano decorati da mosaici i cui resti sono conservati al Museo archeologico.
Il Mosaico della punizione di Dirce
Accanto alla Basilica sono stati ritrovati, (dopo i bombardamenti della II Guerra Mondiale) i mosaici che decoravano le antiche case romane. Oggi è visibile il Mosaico della Punizione di Dirce, splendida composizione di 12 metri per 6, in cui è rappresentata la vendetta di Anfione e Zeto che vendicano le violenze subite dalla propria madre Antiopa, legando Dirce ad un toro. Il mosaico ricopriva il pavimento della sala centrale di una casa romana, presumibilmente del III secolo.
Il foro, il Tempio di Augusto e il Palazzo Municipale
Il Foro Romano era il luogo principale della vita di Pola ai tempi di Romani. Anche nella Pola libera o sotto il dominio veneziano, questo luogo ha continuato a svolgere questo ruolo. Oggi è un punto obbligato di passaggio per i turisti e luogo di incontro per gli abitanti di Pola. La testimonianza più importante del periodo romano è il Tempio di Augusto che nella storia di Pola ha svolto anche funzioni di chiesa e poi granaio. Il tempio fu costruito tra il 2 A.C e il 14 D.C quando Augusto morì. Nel 1944 venne bombardato e quasi completamente distrutto. Ricostruito dal 1945 al 1947, oggi accoglie una piccola mostra di sculture antiche in pietra e bronzo. Biglietto 1,10 euro.
Il Palazzo municipale
La testimonianza più importante di Pola medievale è il Palazzo Municipale, sede dell' amministrazione della città. Sotto la dominazione veneziana ospitava il principe e il provveditore; oggi è la sede del sindaco di Pola. I rifacimenti che si sono susseguiti nel corso dei secoli sono visibili sul muro orientale, sul quale si intrecciano vari stili di epoca romanica e gotica.
La Chiesa e il Convento di San Francesco e la Cattedrale dell' Assunzione della Beata Vergine Maria
Proseguendo dal Foro verso la via circolare superiore si incontrano la Chiesa e il Convento di San Francesco, costruita nel 1314 in stile tardo-romanico. Una piccola deviazione verso la Riva e incontrate la Cattedrale dell' Assunzione della Beata Vergine Maria. Questo è il luogo in cui i cristiani si radunavano durante le persecuzioni. La parte più interessante è il mosaico che si trova intorno all'altare. Le inscrizioni ricordano i nomi dei fedeli che avevano contribuito alla realizzazione. La facciata non è originale e tutto l'aspetto risente delle modificazioni avvenute nel corso dei secoli.
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Festa del Fagiolo Bianco di Bagnasco
22 agosto 2010
Il fagiolo "Bianco di Bagnasco" è una cultivar rampicante ad altissima resa, tant'è che una sola canna con 4 semi può dare 1,5 kg. di prodotto fresco o mezzo chilo di seme secco, questo perché il terreno è particolarmente adatto alla coltivazione di questa specie. Fa parte della famiglia dei fagioli "da granella" in quanto il baccello non viene consumato, mentre il seme può essere cucinato sia fresco che secco.
Fino agli anni '50/'60 a Bagnasco si producevano grandi quantità di questa specie quando i contadini usavano ancora le pertiche (tutori in legno) di castagno o di frassino alle quali i fagioli venivano fatti arrampicare.
Col passare del tempo le pertiche sono state sostituite con le canne di bamboo provenienti dalla Thailandia e dal Vietnam mentre nuove tipologie di fagioli con un baccello resistente per parecchi giorni all'appassimento dopo la raccolta, hanno sostituito il "Bianco di Bagnasco".
Soppiantato dalle nuove varietà, per 20 o 30 anni abbiamo dovuto assistere a malincuore ad un graduale abbandono di questo prodotto da parte dei coltivatori bagnaschesi, pur essendo consapevoli della bontà e delle peculiari caratteristiche (bassa fermentabilità) di questo tipo di fagiolo che lo rendono consumabile senza creare particolari problemi.
Ad inizio degli anni '90 però sono ritornati a Bagnasco i commercianti provenientidalla Liguria con un rinnovato interesse verso la nostra specie di fagiolo, evidentemente delusi dalle nuove varietà immesse in grandi quantità sul mercato.
Di conseguenza molti coltivatori, anch'essi poco soddisfatti delle nuove cultivar, hanno ripreso seppur in piccole quantità, la produzione del fagiolo "Bianco di Bagnasco".
Ora il prodotto fresco si può trovare presso i negozi locali o direttamente nei campi dai contadini, mentre il prodotto secco viene venduto alla Fiera della Madonna del Rosario (lunedì successivo alla prima domenica di ottobre).
Per far conoscere e valorizzare ulteriormente questo prodotto è stata istituita a partire dall'anno 2000 la Sagra del fagiolo "Bianco di Bagnasco". Una due giorni di festa dove si possono gustare ed apprezzare antiche ricette locali e la più famosa "pasta e fagioli". Nel contesto della manifestazione sarà allestito un mercatino per la vendita del prodotto.
L'Amministrazione Comunale ha avviato inoltre le pratiche per ottenere la certificazione quale prodotto D.O.C. del fagiolo "Bianco di Bagnasco".
Programma
Ore 10,30 Raduno auto d'epoca con equipaggi in abiti d'epoca
Ore 12,00 Esibizione gruppo folcloristico "Bal Do Sabre"
Ore 15,30 Sfilata auto d'epoca con premiazioni
Ore 17,00 Esibizione gruppo di ballo "Lorena e Fabrizio Cravero"
Ore 19,30 Inizio sagra: piatti cucinati con antiche ricette locali
Ore 21,30 Serata danzante Orchestra "Al Rangone"
Da 'n casel a quel altro
Itinerario culturale e gastronomico
tra gli antichi caseifici del Comune di Lamon
Domenica 22 agosto a Lamon (BL), patria del celebre Fagiolo IGP, si terrà la seconda edizione di " Da n casèl a quel altro " l'itinerario culturale e gastronomico tra gli antichi caseifici del territorio lamonese.
Il programma prevede la partenza alle ore 8.30 da piazza 3 Novembre, davanti al Municipio. Alle ore 9.00 si arriverà al caseificio di Pezzé dove ci sarà la prima proposta gastronomica con la tipica colazione lamonese a base di sarenta, segalir col vin e pintha. Dopo la salita al piccolo Passo del Costion si scenderà verso l'antichissimo paese di San Donato dove nel 2000 è stata scoperta la necropoli romana più vasta della provincia di Belluno. Verso le 12.30 si arriverà al caseificio di San Donato per mangiare la pastasuta del martorel. Dopo un meritato momento di riposo, allietato dalle musiche della fisarmonica di Francesco Bianchi, si ripartirà alla volta del caseificio di Costa percorrendo un tratto della famosa via imperiale Claudia Augusta Altinate (dai locali detta Via Pagana ). Lungo il percorso si potrà assistere alla cardatura e alla filatura della lana con gli amici del gruppo Drio le Pèche sotto un caratteristico pòrtegh. A Costa è previsto l'assaggio della marenda ( con la tipica bruschetta lamonese!) e l'ascolto delle poesie in dialetto locale di Emma Gaio.
Verso le 19.00 l'arrivo al Casel di Lamon, ultima tappa del percorso: un corroborante minestrone di fagioli e orzo, un brindisi e i canti del Coro Monte Coppolo daranno l'arrivederci al prossimo anno. In serata, per chi avrà tempo e voglia, ci sarà la possibilità di visitare, in centro paese, la stupenda Mostra Archeologica con i ricchi corredi della Necropoli romana di San Donato e la mostra dei pittori lamonesi Gaio Guerrino e Massimo Scalet.
La quota di partecipazione è di 22 E per gli adulti, gratis per i ragazzi fino a 12 anni.
L'itinerario è di media difficoltà. Bisogna indossare scarponcini e abbigliamento adatto ad una escursione in montagna. Le iscrizioni (che si chiuderanno comunque al raggiungimento degli 80 partecipanti) vanno effettuate entro venerdì 20 agosto.
Per informazioni ed iscrizioni:
* Pro Loco di Lamon
(dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 12.00) tel 0439-96393
* Biblioteca di Lamon
(pomeriggi di lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato) tel 0439 - 792063
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Il fascino della Corsica del nord
Kalliste, la più bella: così gli antichi Greci chiamavano la Corsica, terra di scogliere, baie isolate, spiagge mozzafiato e borghi arroccati. Attraversando la regione della Balagne, nota come Jardin de la Corse, da Calvi a L’Ile Rousse, e il Desert des Agriates fino alla modaiola città di St. Florent, non si può che dare loro ragione. E’ un viaggio lungo la costa nord-occidentale della Corsica, dove a ogni curva si apre uno spettacolo della natura e del mare, incontaminato, bello, accogliente. E di villaggi, porti, stazioni balneari e spiagge deliziose.
La Balagne è davvero un giardino, che profuma di mandorlo, pino, castagno, timo, lavanda e del salmastro del mare che si infrange contro le scogliere. Punto di partenza dell’itinerario è Calvi, che domina il mare da un promontorio roccioso alto 80 metri, inattaccabile dalla furia del vento che da queste parti è implacabile. Ricca di storia e di tradizioni che racchiude nella Cittadella, la città corsa, a lungo assediata, assicurò alla Repubblica di Genova una duratura fedeltà. Per fronteggiarla nel Settecento il patriota e generale corso Pasquale Paoli fondò a 24 chilometri oltre il golfo una nuova città, L’Ile Rousse. Oggi le due rivali sono i gioielli della regione, luoghi perfetti dove sostare per visitare la zona e le costa, disseminata di spiagge, una più bella dell’altra.
E’ una città vivace Calvi, che d’estate si riempie di concerti, di spettacoli e di mostre e da dove si possono fare escursioni lungo il litorale in treno o all’interno possibilmente a cavallo o con la jeep. Andare in spiaggia in treno è un modo divertente di esplorare la costa: da Calvi, infatti, solo d’estate parte il trinighellu, un trenino della Tramways de la Balagne, linea ferroviaria inaugurata nel 1890, che raggiunge L’Ile Rousse fermandosi in tutte le spiagge della costa, e poi s’inerpica sulle montagne interne.
Sulle alture di Calvi c’è una cappella – Notre Dame de la Serra – che merita una visita, anche solo per godersi il paesaggio bellissimo dell’intera baia a mezzaluna, orlata di palme.
In direzione orientale verso L’Ile Rousse si incrociano borghi antichi come Algajola, un centro fondato dai Fenici con una spiaggia di sabbia fine, le deliziose punta Spanu e punta di Vallitone, dove il mare scuote le scogliere, e punta della Revellata, dove sono stati ritrovati reperti archeologici risalenti al periodo Neolitico.
L’Ile Rousse, in lingua corsa Isula Rossa, prende il nome dal granito rossastro che la circonda. Di fronte si estende una sottile striscia di terra che si prolunga sul mare: è L’Ile de la Pietra, diventata penisola da quando un piccolo ponte la unisce alla costa. Qui una torre d’avvistamento genovese e un faro sorvegliano il viavai dei passeggeri dello scalo marittimo e del litorale, punteggiato da numerose torri difensive e doganali, oggi per lo più ruderi, ma che caratterizzano la costa e la rendono davvero affascinante. A L’Ile Rousse si passeggia lungo la promenade Marinella, che corre lungo la costa tra i binari del treno e la sabbia fino al museo Oceanografico.
Da qui alla mondana St-Florent, in fondo al golfo omonimo, il paesaggio attraversa la regione delle Agriates, una delle meno popolate della Corsica e tra le più selvagge: trentacinque chilometri di scogliere rosse, rosa e grigie affacciate sul mare, di lunghe spiagge bianche, di paludi e di dune di sabbia rosa circondate dai pini d’Aleppo. All’interno sedicimila ettari di rocce granitiche e di maquis, la macchia bassa mediterranea di lavanda, corbezzoli, ginestre e rosmarino. E’ il Desert des Agriates, abitato quasi interamente da rettili, pipistrelli e volpi, solcato da fiumiciattoli e dal corso dell’Ostriconi, che scende al mare creando qua e là paludi e stagni, paradiso degli uccelli migratori. La spiaggia alla foce del fiume è il punto di partenza per fare escursioni lungo la costa des Agriates: la baia di Acciolu, punta di Mafalcu, la spiaggia di Saleccia e del Loto sono i punti più suggestivi, con la sabbia candida e gli scogli lambiti da un’acqua caraibica. Torre della Mortella è una classica meta di escursioni in barca, ma anche raggiungibile via terra, un edificio storico che domina il promontorio roccioso da oltre 450 anni.
A St-Florent le architetture delle abitazioni richiamano la presenza dei Genovesi con i contrasti di pietra di calcare bianca e verde sulle facciate di chiese e palazzi. Ha una grande atmosfera il vecchio quartiere marinaro, così come la fortezza genovese, ora sede della gendarmeria, fondata poco prima della metà del ‘400. Il monumento più interessante però la bella chiesa di Santa Maria Assunta, meglio conosciuta come l’antica cattedrale del Nebbio, costruita in stile romanico pisano a tre navate, con una facciata semplice e armonica, caratterizzata da due livelli ad arcate cieche. E’ molto elegante la cittadina di St-Florent, modaiola e vivace, il luogo ideale dove godersi un tramonto nelle piazzette quadrate del centro, sorseggiando al bar un pastis, l’aperitivo locale a base di anice, e aspettare il fresco delle notti stellate.
Informazioni utili
Calvi e la Corsica settentrionale si raggiungono comodamente dall’Italia (Savona, Livorno e Piombino) con la compagnia Corsica Ferries ( www.corsica-ferries.it ). Il porto di L’Ile Rousse è invece collegato a Savona. La compagnia Moby Lines ( www.moby.it ) collega Genova e Livorno al porto di Bastia.
Le compagnie aeree Air France ( www.airfrance.it ) e Regional ( www.regional.com ) collegano Bastia e Calvi a Parigi e Tolosa, raggiungibili dalle principali città italiane.
Per maggiori informazioni: www.franceguide.com e www.visit-corsica.com
Le strutture alberghiere sono tante e per tutte le tasche. A Calvi è possibile alloggiare all’ Hôtel Abbaye ( www.hostellerie-abbaye.com ), a cento metri dalla spiaggia, situato un’antica abbazia francescana del XVI secolo, ricco di atmosfera. Oppure si può scegliere il bellissimo Relais & Chateaux La Villa ( www.hotel-lavilla.com ), sospeso tra mare e montagna, in un’atmosfera elegante e raffinata. E’ famoso anche per il suo ristorante e per l’adiacente campo da golf. L’indirizzo più esclusivo, però, è l’elegantissimo e romantico Relais & Chateaux La Signoria ( www.hotel-la-signoria.com ), che si trova immerso in un parco di pini ed eucalipti a 5 minuti d’auto da Calvi. L’albergo è ospitato in una dimora del Seicento e offre piscina, Spa e soprattutto un ottimo ristorante.
A St-Florent l’indirizzo più interessante è l’ Hôtel Bellevue ( www.bellevue.com.fr ), immerso in un giardino rigoglioso e ombreggiato da pini marittimi, ma si può alloggiare anche da Demeure Loredana ( www.demeureloredana.com ) con suite in terrazza, piscina, Spa e hammam, e Dolce Notte ( www.hotel-dolce-notte.com ), un hotel tranquillo con accesso diretto al mare, a 5 minuti da Saint-Florent.(da libero news)
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