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Il Gusto Quotidiano di venerdì 20 luglio

Notizia del 19/08/2010

Praga

La città delle leggende

Prah, in ceco, significa "soglia". Non si sa se il nome di Praga sia nato prima delle leggende che avvolgono la città o sia una conseguenza di queste; sta di fatto che da sempre, Praga è vista come una città in cui si trova la soglia, il limite, tra quello che è reale e immaginario. Praga è una città che ha stregato molte persone, legandole ad essa in modo perenne. Lo stesso Franz Kafka che a Praga è nato e vissuto e da cui ha tratto ispirazione per le sue opere, ha vissuto la sua esistenza amando ed odiando questa città, che lui definiva una "mammina con gli artigli".

Golem, Faust, alchimisti e statue animate

Il racconto popolare vuole che le statue di marmo di Ponte Carlo si prendano cura dei bimbi della vicina isola di Kampa. In cambio delle cure per la loro conservazione, li proteggono per tutta la vita. Anche la leggenda più importante di Praga, quella del Golem, narra di protezione e difesa. Nella Praga di Rodolfo II, nel XVI secolo, gli ebrei erano discriminati e perseguitati. Un loro rabbino, Rabbi Loew, decise di proteggerli creando il Golem, un gigante d'argilla che portava incisa sulla fronte la parola "emet" (verità). Quando agli ebrei di Praga fu assicurata la protezione, il rabbino fece morire il Golem togliendo dalla sua fronte la lettera e, facendo diventare la parola "met", morte. Per i praghesi, il Golem non è mai morto e ancora oggi protegge Praga. Al numero 40 di Karlovo Namesti c'è la casa in cui visse Faust; poco più in là, il Vicolo d'Oro degli alchimisti. Queste e altre leggende, animano la vita e il ricordo mitico di Praga.

Praga, oggi

Praga merita una visita anche se non amate le leggende. Poche città europee possono vantare un centro storico così perfettamente conservato. E' una città a misura d'uomo, che si gira tranquillamente a piedi. Nonostante la crescita turistica di Praga, i prezzi sono ancora accettabili; per chi vuole spendere poco basta uscire dal centro storico per risparmiare molto e programmare anche una vacanza abbastanza lunga. I mezzi pubblici di Praga sono molto efficienti e funzionano anche di notte. Le cose da vedere sono veramente tante; la Città Vecchia, il Castello, il Ghetto, Mala Strana. Di giorno Praga è piena di turisti; di notte si accendono le luci gialle e tutto diventa più rarefatto. Dal Ponte Carlo si ammira una vista magnifica sul Castello, in un'atmosfera di grande quiete, rotta solo dai jazzisti che suonano sul ponte e dalle statue dei santi, che si muovono lentamente...

LA RICETTA DEL GIORNO

Spaghetti di riso alle verdure piccanti

Categoria

Primo

Tempo

35 min

Difficoltà

Facile

Cottura

Wok

Fonte

Grazia del 2009

Ingredienti

* Peperoncino 1 numero

* Pepe

* Salsa di soia 1 cucchiaio

* Zenzero 4 fette

* Aglio 1 spicchio

* Funghi shiitake secchi 6 numero

* Lime 1 numero

* Olio di oliva extravergine

* Peperoni gialli 1/2 numero

* Porri 1 numero

* Sale

* Taccole 60 gr

* Basilico fresco

* Broccoletti 100 gr

* Spaghetti di riso 200 gr

* Colatura di alici 2 cucchiaio

Preparazione

200 gr di spaghetti di riso

1 spicchio di aglio

1piccolo porro

60 gr di piattoni teneri o taccole

100 gr di broccoletti

1/2 peperone giallo o verde

6 funghi shitake rinvenuti in acqua tiepida (o 2 porcini)

4 fettine di zenzero

1 piccolo peperoncino piccante

2 cucchiai di colatura di alici (o 2 cucchiaini di pasta di acciughe)

1 cucchiaio di salsa di soia biologica

1 manciata di basilico a foglia piccola

il succo di 1/2 lime

olio extravergine di oliva

sale e pepe macinato al momento

Come si prepara

Mescolate la salsa di soia con la colatura di alici (oppure la pasta di acciughe stemperata in 2 cucchiai di acqua), unite il peperoncino, il lime e lo zenzero tritati finemente e qualche foglia di basilico. Tagliate a julienne i piattoni, il porro e il peperone. Dividete in cimette i broccoli, togliete il gambo ai funghi e affettateli finissimi. Scaldate un wok, versate sul fondo 3 cucchiai di olio e fate dorare lo spicchio di aglio. Scartatelo, aggiungete in padella le verdure e fatele saltare a fuoco vivace per 3 minuti, salandole leggermente e muovendole sempre con una spatola. Nel frattempo cuocete gli spaghetti di riso, scolateli, saltateli insieme con le verdure per 1 minuto, condite con metà della salsa di soia preparata, lasciate che la pasta assorba il condimento e togliete dal fuoco. Pepate, aggiungete le foglie di basilico fresco e servite gli spaghetti a nido, con la salsa rimasta a parte. Questa pasta è ottima anche fredda.

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Lo spiedo ai piedi delle Prealpi

di Mauro Riotto

Percorrendo la fascia pedemontana, il gradevole odore della carne che arrostisce sugli spiedi, c'invita ad assaggiare bocconi prelibati,sia in ristoranti che in trattorie,in agriturismi,

Nel periodo autunnale-primaverile, percorrendo la fascia pedemontana, il gradevole odore della carne che arrostisce sugli spiedi, c'invita a sostare nelle trattorie e nei ristoranti dove c'è la certezza di assaggiare bocconi prelibati che ricordano usanze antiche. Lo spiedo è diventato turismo culinario, muovendo la gente alla ricerca di questa prelibatezza.

L'arrostitura allo spiedo - per la sua semplicità - è uno dei modi di cottura più usato dall'uomo primitivo per cibarsi della carne degli animali cacciati o di allevamento...

La tecnica venne poi acquisita dalle famiglie patrizie, dai tavernieri e dai locandieri; lo testimoniano i grandi camini con focolare tuttora presenti in diverse dimore, dove esistono, come cimeli storici, gli attrezzi utilizzati per questo tipo di cottura: alari, schidioni, golose, ecc... Ma è soprattutto dai locandieri e tavernieri che oggi permane e viene trasmessa di generazione in generazione.

Oggi, non potendo cacciare, giustamente, gli uccelli a becco gentile e non, ed essendo la cacciagione di pelo non di facile reperimento, sullo spiedo vengono messe carni miste di animali di cortile e di ovile: il maiale, il pollo, il coniglio, l'agnello e il capretto.

La carne tagliata a pezzi viene alternata con foglie di salvia, con pezzetti di pancetta o di lardo, talvolta con fettine di pane o di patate. Il segreto del buon spiedo sta nel mantenere la carne bagnata d'olio per tutta la durata della cottura e il fuoco di legno uniformemente distribuito. La salatura viene effettuata a metà cottura e il fuoco di legno uniformemente distribuito. La cottura deve durare all’incirca sei ore, sette ore: la lentezza dà un profumo ancora più appetitoso.

Molti ristoranti attuano ancora la tecnica del "precot", cioè del colpo di fuoco sulle carni con il lardo infuocato gocciolante, alla fine della cottura per renderla ancora più saporita. Questa tecnica veniva sempre utilizzata per mantenere morbidi gli uccellini che, per la stessa ragione, venivano anche avvolti in barde di lardo. Le carni allo spiedo vengono portate in tavola accompagnate con fette di polenta bianca tenera e con vino Prosecco tranquillo.

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Buñol si tinge di rosso pomodoro

in Week-end

Il 25 agosto il piccolo borgo della Comunitat Valenciana si trasforma in un singolare campo di battaglia per la Tomatina

Cento tonnellate di pomodori maturi per una guerra di sessanta minuti che non fa né vincitori né vinti ma tinge tutto di rosso: muri, calles, plazas e soprattutto centinaia di migliaia di persone, residenti, turisti e stranieri da tutto il mondo, che puntualmente si ritrovano a Buñol l'ultimo mercoledì del mese agosto. E' lo spirito della Tomatina, la fiesta più pazza della provincia valenciana (le più folli di tutta la Spagna forse sono solo Los Sanfermines di Pamplona) che dal '57 ad oggi (ma l'origine risale a una battaglia improvvisata fra due bande rivali di ragazzi di quartiere nel '45) per un giorno trasforma il piccolo borgo in un inusuale campo di rossa guerriglia vegetale.Tutti in strada, vestiti e scarpe vecchie, qualcuno una maschera da sub (il succo di questo ortaggio può provocare bruciori agli occhi ma lascia anche la pelle levigata come non mai) in attesa del primo colpo di pistola dà inizio alla batalla e poi dopo solo una pioggia incessante di pomodori lanciate al grido di "Tomate! Tomate!". In genere però la battaglia non ha inizio se prima non viene superato il gioco del palo jabòn, una delle versioni spagnole del nostrano albero della cuccagna. In cima a un palo di legno, ricoperto di sapone, viene agganciato un prosciutto e chi riesce a prenderlo permette che il tutto abbia inizio. Poche le regole: niente lancio di oggetti, spremere i pomodori prima di lanciarli e soprattutto smettere immediatamente la battaglia al secondo sparo. Alla fine ci si sciacqua sotto docce improvvisate, installate per l'occasione, o al getto d'acqua dei pompieri che passando lavano città e guerriglieri dai pomodori.

Sazi della goliardia della fiesta al sabor de tomato, ci si può godere il borgo col castello medievale del XIII secolo, costruito durante la dominazione araba, la fontana de la cuatros esquinas, il Parque Barrunes ma anche le decine di parchi, giardini e bellezze naturali dei dintorni che hanno fatto conoscere Buñol nel mondo come la "Svizzera valenciana". Fra le più suggestive passeggiate immersi nel verde, quelle al Puente Natural, una conca modellata nel tempo dal fiume Buñol nella quale ci si può addentrare, circondati da stalattiti e stalagmiti. Il Rìo Juanes, situato in un antico centro termale. E le due grotte: la Cueva Turche dove è possibile ammirare una spettacolare cascata che si infrange nel lago, fresco refrigerio per i turisti estivi, e la Cueva de las Palomas, un piccolo paradiso dove godersi in relax frescura e silenzio. E se ci si stufa della tranquillità, a meno di 40 km c'è la bella e vivace Valencia e tutta la meravigliosa Costa Blanca, coi suoi porticcioli, le spiagge bianchissime (bel 89 sono state premiate dalle Bandiere Blu), le rocce, l'acua cristallina, le isole Columbretes e naturalmente la ricca e scatenata movida notturna.

Alice Voltolina

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Degustazioni express: Rosé Côté Mer 2009 - Domaine de la Rectorie a Banyuls

dal Blog NonsoloDivino

Aperitivo in terrazza, cosa stappare ?

Proviamo con uno degl'ultimi acquisti. Serata estiva quindi scegliamo un bel rosé, logicamente francese considerata la tradizione transalpina verso questa tipologia. Proviene da Collioure, regione Roussillon, uno dei vigneti piû a sud, giusto a qualche passo dai Pirenei e dalla vicina Spagna. Le uve destinate ai rossi e ai rosati in queste zone sono la grenache noir, carignan, cournoise e syrah, sono coltivati su ripidi pendii che scendono fino al mare.

Visivamente presenta un colore che si avvicina a un rosso scarico piuttosto che a un classico rosé, ricco di materia cromatica. Aromaticamente sono le note di lampone che dominano, associate a quelle speziate e minerali. Sin dall'attacco è ricco e morbido, ci mancherebbe altro visto i 14.5° di volume, ma trova le risorse per dare equilibrio al suo sviluppo senza risultare pesante. Ha lunghezza e tenuta pure nella seconda parte con un finale decisamente saporito. Proprio un bel rosato, alla faccia di chi non ama la tipologia.

Di Stefano & Giorgio - Pubblicato in : Francia: produttori e vini Languedoc - Roussillon

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Notizie n. 731,732,733,734

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