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Il Gusto Quotidiano di mercoledì 18 luglio

Notizia del 18/08/2010

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La ricetta del giorno

Cotolette di prosciutto

Categoria

Secondo

Tempo

30 min

Difficoltà

Media

Calorie

780

Cottura

Fritto

Fonte

In tavola del 2001

Ingredienti

* Pepe

* Farina 100 gr

* Fontina 100 gr

* Olio di oliva 4 dl

* Pane grattugiato 100 gr

* Pomodori da insalata 2 numero

* Prosciutto cotto affumicato 8 fette

* Sale

* Uova 3 numero

* Zucchero 1 cucchiaio

* Zucchine 2 numero

Preparazione

8 fette di prosciutto cotto affumicato tagliate spesse

100 g di fontina

3 uova

100 g di pangrattato

2 pomodori verdi

2 zucchine

100 g di farina

4 dl di olio di oliva

1 cucchiaio di zucchero

sale

pepe

1) Lavate e tagliate a fette spesse i pomodori; lavate le zucchine, spuntatele e tagliatele a strisce con il pelaverdure (foto A).

2) Tagliate la fontina in 4 larghe fette, mettete ognuna su una fetta di prosciutto affumicato (foto B), richiudete con un'altra fetta

e fermate con uno stecchino.

3) Sbattete le uova in una grande ciotola, immergetevi le cotolette per qualche minuto, quindi passatele nel pangrattato (foto

C).

4) Setacciate la farina e mescolatene 50 g allo zucchero, al sale e al pepe, quindi passatevi le fette di pomodoro premendole con

le mani perché l'impanatura aderisca completamente. Passate le zucchine nella farina rimasta.

5) Dividete l'olio di oliva in due padelle e friggete in una le verdure, nell'altra le cotolette finché saranno dorate. Scolate tutto su carta da cucina, salate e servite subito in tavola.

Viaggio a Dublino

Il fascino dei contrasti

Il nome celtico di Dublino è Baile Àtha Cliath, "città del guado di graticci", chiamata così perché era una palude fangosa e bisognava attraversarla su grate di canne. Questo nome, dolcissimo nella pronuncia, fa parte della storia di Dublino e ne determina il carattere, che da sempre si è distinto culturalmente e linguisticamente dall'Inghilterra. Dublino ha fama di essere una città ricca di testimonianze artistiche e culturali, sospesa tra i pub e il fiume Liffey. Non si tratta di un'immagine turistica: nonostante i cambiamenti degli ultimi anni, la città regala un'atmosfera tranquilla e sognante, che si interrompe, se volete, soltanto nella zona moderna dei locali e dei ristoranti alla moda.

È difficile stabilire un aspetto migliore dell'altro: si può restare seduti per ore a leggere nel grande parco di St.Stephen's Green o unirsi ad un gruppo di musicisti in un pub suonando l'armonica fino a notte fonda, oppure visitare le cattedrali, Il castello, la vecchia prigione e lasciarsi catturare dal passato turbolento e sofferente della città, e poi passeggiare sul lungofiume a guardare i pescatori. In un modo o nell'altro, Dublino è fatta per ritornarci.

Dublino: una capitale dal volto giovane

Chi arriva a Dublino per la prima volta, trova la vivacità e i problemi tipici delle metropoli: traffico, sovraffollamento, prezzi alle stelle. Ma scopre anche l'atmosfera conviviale e rilassata che si respira agli angoli delle strade e passeggiando tra la gente. Chi ci è già stato, la trova radicalmente trasformata: da una comunità sonnacchiosa sul fiume Liffey ad un centro colorato e multietnico, ricco di una vitalità che non si spegne neanche di notte. Oggi Dublino è una capitale giovane e piena di gente: negli ultimi dieci anni, con l'esplosione della New Economy e le sovvenzioni europee, l'Irlanda è diventata il primo produttore europeo di computer. I palazzi storici hanno ceduto il posto a boutique di designer, bar di tendenza e ristoranti alla mano, mentre gli alberghi e i bed and breakfast si sono rapidamente adattati all'aumento dei turisti, migliorando le strutture e la ricettività.

L'arte della conversazione

Dublino è colta e ricca di storia, e ha coltivato talenti famosi in tutto il mondo: basta pensare agli U2 per la musica, a James Joyce e W.B. Yeats per letteratura e poesia. La cultura si scopre nei musei, nei teatri, e perfino nelle conversazioni in un pub: parlando con un irlandese, potete sperimentare ciò che loro chiamano "craic". Craic significa divertimento, nel modo tipico irlandese: fare amicizia, cantare e bere birra, facendo battute di spirito. Gli irlandesi amano fare conversazione e hanno il senso del ritmo e della cadenza linguistica, e con gli stranieri sono educatamente curiosi. Se vi piace conoscere un posto nuovo attraverso lo spirito di chi ci abita, con un irlandese in un pub non potete chiedere niente di meglio.

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Pane e sopressa veneta secondo Lucio Men, in arte fornaio

Il Panificio Men a Guia

Mi ricordavo del Panificio Men, per via di una degustazione di sopresse e vini con il fondo,fatta nella bottega di macelleria-gastronomia di Daniele, in quel di Soligo.

Un buon pane rustico, ruspante, che poi ho imparato a consumare, quando i giri vagabondi mi portano in queste contrade,benedette dal buon Dio e dal prosecco (almeno quello buono...).

Così ci siamo ritornati, per fare a Lucio una domanda : ma quale è il pane che si abbina meglio alla sopressa della sinistra Piave?

Non vi sono esitazioni nella risposta.

“ Certamente gli zoccoletti : buoni, croccanti e gustosi”.

Questo tipo pane viene realizzato con farine che richiedono una lunga lievitazione .

L'operazione d'impasto è lunga,fino ad ottenere un impasto morbido, liscio ed omogeneo. Si

lascia lievitare a temperatura ambiente per almeno 18 ore, si riprende l'impasto, lo si 'rinovella' con farina fresca, lo si lascia riposare ancora per un'ora e mezza in una mastella, poi la cottura. Et voilà gli zoccoletti, dalla forma invitante e irregolare!

Il Panificio Men interpreta oltre venti tipologie di pane, con farine diverse e ingredienti suggeriti dal volgere delle stagioni. Nel corso della settimana si avvicendano sul banco proposte che vanno incontro alle esigenze di un consumatore sempre più attento e delicato.

“ Non è facile accontentare i gusti della clientela. Proprio per questo propongo il pane in molte versioni. Mi occupo anche della classica pasticceria da forno, di fattura squisitamente artigianale”.

Il Panificio Men è stato invitato alle iniziative di informazione che si sviluppano da settembre a dicembre, in occasione del Festival Europeo del Gusto 2010.

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Lo spiedo alla Antica Osteria Ciotta a Solighetto

Secondo Giuseppe Marin fine cultore della storia coneglianese, sono sempre meno i ristoratori che sanno fare lo spiedo.

Il viaggiatore del gusto ha assaggiato il dì di Ferragosto lo spiedo di Fiorenza e Viorica, all'Antica Osteria Ciotta,in Solighetto.

Le carni provenivano da quel satanasso dell'eccellenza che è Roberto Bortolin, con macelleria a Farra di Soligo.Origine certa e garantita.

Poi la lenta cottura.

Il risultato : da far cambiare idea a Giuseppe Marin !

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Lo spiedo diventa prodotto tradizionale veneto

Con il mese di luglio, lo spiedo di carni dell’Alta Marca è ufficialmente un “prodotto agroalimentare tradizionale” del Veneto. Il riconoscimento, al termine della collaborazione tra Accademia dello spiedo d’Alta Marca, Comune di Pieve di Soligo, Consorzio Pro Loco del Quartier del Piave e associazione Slow food, è arrivato nelle scorse settimane con l’inserimento del tipico piatto della pedemontana trevigiana nell’elenco nazionale pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale. Lo spiedo di carni, dunque, affianca nel paniere della tradizione veneta prodotti come la sopressa trevigiana, la patata del Quartier del Piave e i marroni di Combai. Viva soddisfazione è espressa dal presidente del Consorzio Pro Loco, Roberto Franceschet , al lavoro sul progetto sin dal 2006, quando con Danilo Gasperini (Slow food) diede alle stampe “Lo spiedo gigante nelle prealpi trevigiane, il territorio, la storia e i suoi prodotti”, volume che mirava a ricostruire il cinquantennale legame tra il piatto e le comunità locali. “La ricerca storica – spiega Franceschet – partendo dalla nascita e dall’evoluzione di questa specialità gastronomica, ci ha permesso di redigere un decalogo per la cottura dello spiedo”. Nel maggio 2009, poi, a Pieve di Soligo è nata ufficialmente l’Accademia dello spiedo d’Alta Marca, associazione per valorizzare e promuovere lo spiedo e il suo territorio, già contraddistinto da bellezze naturali come le colline del prosecco e bellezze architettoniche come i casolari e borghi rurali tra Piave e Soligo.

“L’Accademia è uno strumento – spiega Nicola Sergio Stefani, assessore comunale alla cultura e al turismo di Pieve di Soligo – per contribuire a comprendere, esprimere e divulgare al meglio quella cultura immateriale che, con i propri valori e riti, ha contribuito a modellare il paesaggio della pedemontana trevigiana rendendolo un unicum meritevole di tutela”.(Fonte: Glauco Zuan © la tribuna di Treviso).

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Notizia n.720,721,722,723

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