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Il Gusto Quotidiano di mercoledì 11 agosto

Notizia del 11/08/2010

La ricetta del giorno di Donna Moderna

Bucatini tonno e cozze

Zoom

Categoria

Primo

Tempo

45 min

Difficoltà

Facilissima

Cottura

In casseruola

Fonte

Grande scuola del 2006

Ingredienti

* Peperoncino

* Aglio 3 spicchio

* Cozza o mitilo 400 gr

* Pasta di semola 400 gr

* Prezzemolo

* Sale

* Tonno sott'olio sgocciolato 100 gr

* Vongola 400 gr

* Passata di pomodoro 300 gr

* Basilico fresco

Preparazione

400 g di bucatini

3 spicchi d'aglio

un pezzetto di peperoncino

100 g di tonno sott'olio

300 g di passato di pomodoro

800 g tra cozze e vongole

prezzemolo

basilico

olio

sale

1 Lavate bene le cozze e le vongole sotto l'acqua corrente, raschiandole con un coltellino. Fatele aprire in un tegame coperto, con poco olio, su fuoco basso. Fate dorare l'aglio sbucciato in una padella antiaderente con 4 cucchiai di olio, unite il peperoncino e il passato di pomodoro e fate cuocere su fuoco basso, mescolando per 5-10 minuti. Insaporite con un pizzico di sale, dopodiché unite il tonno sgocciolato dall'olio e spezzettato.

2 Togliete i cozze e vongole dal recipiente, filtrate il liquido emesso e unitelo al sugo di pomodoro. Unite i molluschi sgusciati, un cucchiaio di prezzemolo e un cucchiaino di basilico tritati; poi continuate la cottura ancora per qualche minuto.

3 Cuocete i bucatini in una capace pentola con abbondante acqua bollente salata, scolateli al dente e conditeli con il sugo preparato; cospargete la pasta di prezzemolo tritato e servite ben calda.

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Svizzera Slow

La celebrità sottovoce di Gstaad

Testi e foto: Paolo Gianfelici

Il fascino discreto, l’eleganza naturale, lo sport intenso ma non stressante, il culto dell’armonia in un piccolo e famoso villaggio dell’Oberland Bernese

Gstaad (TidPress) – Si sale a Montreux su un treno dal nome pomposo: Grande Ligne de Chemin de Fer Golden Pass Classic. Si scende dopo un paio di ore di viaggio nella stazione di Gstaad, una località con un’aura di celebrità. I media spesso parlano delle teste coronate e dei personaggi illustri che la frequentano. Ci si aspetta di trovare residence blindati e ville superprotette dai vigilantes. Niente di tutto questo.

Passeggiando lungo la Promenade si ha la piacevole sorpresa di incontrare un semplice, grazioso villaggio dell’Oberland Bernese: gli chalet di legno, la gente che si saluta per strada, lo sfondo spettacolare delle montagne che circondano le quattro vallate dolcemente aperte. Lungo la via principale non mancano negozi, ristoranti e gallerie d’arte, ma anche laboratori tradizionali, dove lavorano artigiani impegnati nell’intaglio del legno o nei ritagli ornamentali della carta.

Le case, in gran parte ricostruite dopo un incendio del paese avvenuto cento anni fa, sono basse. Unica eccezione: un albergo di una dozzina di piani, le cui linee assomigliano buffamente a Neuschwanstein, il Castello di Ludwig in Baviera.

Il fiume Saane scorre vorticoso, solcando in discesa i prati che circondano il villaggio. E'profondo: l'ideale per gli appassionati del rafting. Seguo il suo percorso su strada in salita, preceduto da Anita che vola leggera sulla bici elettrica. Anita Roth, maestra di sci, è la responsabile delle guide di Gstaad- Saaneland. E’ nata qui, ma ha trascorso molti anni della sua vita in giro per il mondo. Poi ha deciso di ritornare. Nessuno meglio di lei incarna l’essenza di questo luogo: fascino discreto, eleganza naturale, sport intenso ma non stressante, culto dell’armonia.

Entriamo nella cappella protestante, vicino a un piccolo parco giochi. Anita mi mostra orgogliosa un bellissimo tavolo di legno per le orazioni del 1736. Il piano è di granito scuro con sfumature chiare. Al centro, due grandi ovali colorati che racchiudono un orso nero ed un cigno bianco (la forza e l’amore?).

L’itinerario prosegue in salita ma con leggerezza, pedalando l’electrobike verso la montagna. Dall’alto Gstaad sembra minuscola. Un piccolo villaggio svizzero unito al resto del mondo da un unico binario ferroviario che lo racchiude in un cerchio quasi compiuto.

Andando alla stazione per la partenza, gli occhi si fermano su una citazione del celebre violinista e direttore d’orchestra Yehudi Menuhin, scritta sul cartello nr 1 del “Sentiero dei filosofi”:

“Ogni momento della nostra vita è una nuova partenza, una fine ed un inizio, un legame ed una separazione”.

Info:

Gstaad Saaneland Tourismus

www.gstaad.ch

www.guides-gstaad.ch

Menuhin Festival Gstaad (circa 40 concerti di musica classica dal 16 luglio al 4 settembre 2010)

Hublot Polo Gold Cup (19-22 agosto 2010)

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Festa di San Lorenzo Martire

Silanus, dal 9 all'11 agosto 2010

Si tratta della festa piu' importante che viene organizzata da un apposito comitato rinnovato annualmente. La festa è nata agli inizi degli anni cinquanta per volontà dell'amministrazione comunale, come momento di incontro per gli emigrati che in tale occasione rientravano in paese. La festa ha inizio con la novena nella chiesa cistercense di San Lorenzo, posta a monte del centro abitato. Durante la novena è particolarmente attesa la recita dei "gosos". Durante le tre giornate sono previste serate con spettacoli di musica tradizionale e moderna. Vi saranno inoltre mostre, esposizioni, bancarelle, giochi, "barracas" che arrichiranno le tre giornate di festa.

La giornata del 10 agosto ha inizio con la processione del Santo che dalla chiesa campestre si snoda nelle vie principale del paese. La processione e' preceduta da un centinaio di cavalli e dalla esecuzione nel corteo della banda musicale. Il simulacro del santo viene trasportato a mano dai giovani del comitato, per l'intera durata della processione le campane suonano a festa sino alla sua conclusione; dopo ha inizio la celebrazione della messa solenne alla quale segue l'immancabile invito di dolci e bevande ai presenti. Nel pomeriggio seguirà la tradizionale sfilata in costume con la partecipazione di numerosi gruppi folcloristici provenienti da varie parti della regione che alla sera si esibiranno sul palco eretto in Piazza dei Mille. Di rilievo e' anche la serata dedicata alla poesia estemporanea che a Silanus e' molto seguita anche per la presenza di poeti estemporanei di fama che il paese ha ed ha avuto quali Mario Masala ed il compianto Franziscu Mura. Nell'ultima giornata lo spettacolo delle pariglie richiama un'immensa folla composta da molti turisti che seguono di buon grado lo spettacolo che si svolge nella Via Stazione appositamente predisposta per la corsa. San Lorenzo costituisce un grosso richiamo per i turisti che affollano la piazza consapevoli di immergersi nel clima di religiosita' e tradizioni che la ricorrenza offre.

Contatti Comune di Silanus, tel. 078584253

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All'Osteria dei Golosi di Mesola per Mezzogiorno di gusto

Ignazio, titolare dell'Osteria dei Golosi a Mesola (Ferrara) è un giovane che ha imparato l'arte della cucina con umiltà e senso del sacrificio. Propone infatti nel suo locale (insieme alla moglie Barbara) menù ispirati al volgere delle stagioni, valorizzando con la propria creatività, i prodotti che il territorio offre. Un lavoro appassionato, non privo di difficoltà, ma certamente entusiasmante (Vicolo Castello 18/20 tel. 0533 993869 - cell. 347 4651707).

Il Castello di Mesola è una delle 19 prestigiose residenze (chiamate delizie) degli Este. È ubicato nel comune di Mesola in piazza Umberto I.Realizzato tra il 1578 ed il 1583 su volere di Alfonso II d'Este, da Giovan Battista Aleotti su progetto di Marc’Antonio Pasi, detto Il Montagnana, fu utilizzato dagli estensi come dimora durante le battute di caccia nell'attiguo Bosco di Mesola. La delizia presenta un impianto architettonico a pianta quadrata con agli angoli quattro torri pentagonali merlate, circondato da edifici porticati. Rimase di proprietà degli Estensi fino al 1771. Seguirono vari passaggi di proprietà fino al 1952 quando passò sotto il controllo dell’Ente Delta Padano ed ora è si proprietà della Provincia di Ferrara.

Dal 1990 il castello ospita il percorso museale Centro di Educazione Ambientale, in cui si illustra l’origine e l’evoluzione del Delta del Po e gli aspetti naturalistici del territorio ferrarese. Una sezione è dedicata al museo del cervo, con pannelli, studi e ricostruzioni dell'evoluzione e dell'abitat del cervo di Mesola.

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Mezzogiorno di gusto alla Locanda del Ditirambo a Castro dei Volsci

Discendente diretta dell’omonimo ristorante romano, la Locanda del Ditirambo si presenta informale ma ricercata, grazie anche all’accurata ristrutturazione che ne ha preservato lo stile ed il calore del passato. La cucina, segue il corso delle stagioni, riservando particolare attenzione all’uso dei prodotti del territorio e alla tradizione della cucina locale oltre a quella italiana. Un attenta ricerca di nuove e conosciute etichette laziali ed altre proposte di “buon vino italiano” compongono la lista dei vini.

Il locale, adibito un tempo a magazzino di verdure e grano, si compone di tre sale ed un ampio giardino.

Castro dei Volsci è un comune di 4.957 abitanti della provincia di Frosinone.

Il territorio di Castro fu abitato sin dal l’antichità, come dimostra l’insediamento di Montenero, oggi abbandonato ma risalente ad epoche remote, che appare circondato da un’ampia cerchia muraria composta da blocchi di pietra molto grandi e sovrapposti con la ben nota tecnica diffusa anticamente nella zona ciociara, ovvero collocati di taglio senza l’uso di malta. La presenza di questa cinta ha fatto nascere la leggenda, tramandata di generazione in generazione, della presenza di una popolazione di giganti. In realtà si tratta di un insediamento eretto dai volsci (si è anche ipotizzato, senza alcun fondamento, l’identità con l’antico centro volsco di Castriminium), consolidatosi con la distruzione delle città romane dell’area: Fregellae e Fabrateria. In epoca romana furono edificate lungo l’antica strada alcune ville rustiche: in particolare a Casale è stato portato alla luce un vasto complesso edilizio. Una delle ville fa parte di un grande impianto termale, nelle vicinanze di una sorgente di acqua sulfurea. E stata scoperta anche la necropoli di una popolazione germanica, fatto questo singolare che può fornire informazioni su un periodo quasi del tutto sconosciuto della storia laziale. Dopo l’anno Mille, la posizione strategica di Castro fece sì che il villaggio diventasse proprietà dello stato pontificio. Nel 1151 papa Eugenio III consacrò la rurale Chiesa di Santa Croce e lo stesso anno donò al monastero cistercense di Casamari vasti possedimenti e due chiese nel territorio di Castro.

La Chiesa gestì il feudo di Castro con molto rigore, e nei momenti critici, durante le lotte con gli svevi e Io stato siciliano, nominò rappresentanti della curia papale, a capo della guarnigione castrese. Per questo troviamo diversi anagnini tra i balivi e ciò determinò stretti rapporti fra Anagni e Castro, resi ancora più saldi dalla comune venerazione per Santa Oliva, divenuta patrona di entrambi i villaggi.

Nel 1165 Castro fu conquistato dalle truppe del Napoleone, guidate dall’arcivescovo Cristiano di Magonza, mentre i rapporti con i vicini signori di Ceccano non furono mai ostili. Il governo pontificio, a partire dal Duecento, spesso designò rettori e vicari al governo di città e paesi con l’evidente intenzione di legare a sé potenti famiglie. Alla metà del Trecento Castro fu organizzato in comune rurale, e nel XV secolo la comunità fu regolata da uno statuto, emanato dai Colonna, a cui il feudo fu concesso fin dai primi anni del Quattrocento. Alla potente famiglia i castresi rimasero fedeli anche nei momenti più critici, seguendola durante la guerra di Campagna contro papa Paolo IV e nella battaglia di Lepanto al seguito di Marcantonio II. I Colonna possedettero in Castro circa mille e cento ettari di terreno, la rocca, il mulino sul fiume Sacco e diverse regalie.

Nel corso del XVIII secolo la pacifica comunità castrese registrò un incremento demografico e, nel 1795, furono approntate riforme agrarie. In epoca napoleonica, la presenza di un ampio movimento filo-pontificio favorì la nascita del brigantaggio. Castro divenne, infatti, uno degli epicentri del fenomeno: le bande di malviventi si annidavano nel sicuro triangolo Castro-Sonnino-Vallecorsa, al confine dello stato pontificio. Il brigantaggio ricomparve intorno aI 1825, e dopo il 1870, con la presenza di bande filoborboniche. L’incremento della popolazione portò ad un forte disboscamento per creare terreni atti alla coltivazione. Fallendo, per vari motivi, questo obiettivo, la gente cercò rimedio nell’emigrazione, soprattutto in Francia. Perciò nei primi decenni del Novecento, e soprattutto nel secondo dopoguerra, il centro storico castrese si è spopolato, mentre le aree rurali circostanti ha conosciuto un incremento demografico dovuto all’immigrazione da altre zone. La seconda guerra mondiale è stata un periodo tragico per Castro dei Volsci: nel periodo precedente la liberazione, avvenuta il 27 maggio 1944, ci furono rastrellamenti, deportazioni e fucilazioni da parte tedesca; bombardamenti degli alleati, furti, sevizie e violenze delle truppe nordafricane dell’esercito francese hanno segnato assai duramente il paese. A pace avvenuta Castro dei Volsci ha avviato la ricostruzione dell’abitato pur tra molte difficoltà.

(wikipedia)

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