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Notizia del 14/12/2014
Monghidoro (Mùnghidôr, o anche Scargalásen nel dialetto locale, Dscargalèsen in dialetto bolognese cittadino) è un comune italiano di 3.891 abitanti della provincia di Bologna, in Emilia-Romagna. Secondo il censimento 2001, solo meno della metà di essi, 1.705, sono residenti nella località capoluogo, mentre la parte rimanente, risiede in frazioni e case sparse. È uno dei quattro comuni membri dell'Unione Montana Valli Savena-Idice, e precedentemente era parte della disciolta Comunità Montana Cinque Valli Bolognesi.
Storia
Per la sua posizione geografica Monghidoro, che lo scrittore Giordano Berti ha definito "Crocevia dell'Europa", nel corso dei secoli è stato un luogo di passaggio obbligatorio tra la Pianura padana e l'Italia centrale. Ostrogoti, Bizantini e Longobardi perpetrarono diverse scorrerie nel territorio, quando, circa nell'VIII secolo, uno stanziamento dei Goti divenne duraturo, al punto da far chiamare il territorio con il toponimo latino Mons Gothorum (Monte dei Goti) da cui derivò, secondo una ipotesi avanzata dall'Olivieri, Monghidoro.
Agli inizi del XIII secolo fu istituito un importante mercato in località La Fratta, a sud dell'abitato di Loiano, iniziando a creare alcune correnti di traffico alternative alla via più antica che collegava Bologna e Firenze. Detta via partiva dalla zona dell'attuale porta S. Stefano e si accostava alla riva sinistra del fiume Savena fino a Pianoro Vecchio, per poi inerpicarsi verso Brento, Monzuno, Cedrecchia, il monte Bastione e il passo della Futa.
Di questa via di comunicazione non rimane ora alcuna traccia, se non una via denominata "Via Nuova" che parte da Piamaggio e arriva fino al Cimitero. La strada era ancora bene identificabile immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale. Uscendo dal capoluogo era diretta verso il cimitero, poi verso la frazione di Piamaggio, e arrivava in Toscana attraversando il monte dell'Alpe nei pressi di una locanda chiamata Osteria del Fantorno, che portava probabilmente il nome del gestore. Di questo antico edificio sono visibili le rovine. A qualche centinaio di metri è presente il nuovo edificio completato nel 2007. Riguardo al vecchio locale, ci sono varie leggende, tra cui quella secondo la quale venne distrutto dalle guardie pontificie quando un avventore trovò nel proprio piatto un dito umano.
Anche sul versante toscano sono presenti le rovine di un analogo edificio chiamato attualmente Osteria Bruciata. Questo percorso venne utilizzato ampiamente fino al termine del XIX secolo, quando venne sostituito dall'attuale percorso dell'ex strada statale della Futa e, pertanto, non fu più frequentato.
Il toponimo di Scaricalasino risale al momento in cui i bolognesi decisero, nel 1264, di costruire un presidio di confine fra il loro territorio e quello fiorentino. Questo nome deriva dal fatto che il luogo era una stazione doganale dove gli animali da soma erano temporaneamente scaricati dal peso delle merci trasportate, onde poter eseguire i controlli di frontiera. L'utilizzo di questo toponimo è comunque rimasto fino ai giorni nostri nel dialetto bolognese, dove il paese è chiamato Dscargalèsen.
Nel 1528 il condottiero Armaciotto dei Ramazzotti, detto anche Ramazzotto da Scaricalasino[11], ordinò la costruzione del monastero olivetano di San Michele ad Alpes. Questo edificio, costato 8.000 ducati d'oro, divenne un importante riferimento religioso, amministrativo, politico e sociale per circa tre secoli. Questo monastero ospitò insigni personaggi che si trovavano a passare lungo l'importante arteria stradale che unisce la Pianura Padana alla Toscana.
Il paese di Monghidoro-Scaricalasino fu attraversato, tra il Cinque e il Settecento, dagli eserciti spagnoli, germanici e francesi che si contendevano il predominio sulla Penisola italiana, ma fu anche luogo di passaggio e sosta per papi, imperatori, principi, letterati e avventurieri.
Nel 1806 la chiesa di S. Michele, costruita sulle mura dell'antico monastero, prese il nome di pieve di S. Maria. Quest'ultima in realtà era un'antica chiesetta costruita dove sorge attualmente la cappella del cimitero. Di questa pieve si trova un documento datato 1232. A seguito delle soppressioni napoleoniche del 1798 fu officiata sino al 1804, poi venne in gran parte demolita e, per questo motivo, venne spostato il nome nell'antica chiesa nel centro del borgo.
Nel 1869 iniziò la costruzione del campanile del Brighenti per sostituire la vecchia torre divenuta pericolante. A seguito di ciò venne ravvisato che l'antico porticato poteva ostacolare il transito stradale. Venne quindi deciso di demolirlo per ottenere un allargamento di 45 cm della sede stradale. Scomparve così ogni segno esterno della facciata cinquecentesca del monastero del Ramazzotto.
Nel 1900 viene eretta la croce sulla vetta dell'Alpe, poi rinnovata nel 1962.
Dal 1923 al 1925, venne realizzata la Strada statale 65 della Futa secondo l'attuale tracciato che evita sia la via Napoleonica, che passava da Madonna dei Boschi, che il centro del paese. Dal 1925 al 1929 venne rimossa la fontana sita nella piazza centrale per sostituirla con il primo monumento ai caduti della Prima guerra mondiale. Quello attuale, in bronzo, venne costruito nel 1968 demolendo il precedente. Inoltre venne realizzato un edificio che sarebbe dovuto essere l'ospedale, ma che in realtà venne utilizzato come scuola.
Il 2 ottobre 1944, sette mesi prima del termine della Seconda guerra mondiale, gli alleati, guidati dal generale Mark Wayne Clark, liberarono Monghidoro dai tedeschi, entrando dalla crocetta (o crusetta), l'ingresso sud del paese. Monghidoro venne annesso simbolicamente alla città di Los Angeles.
Nel 1978, a seguito dello spopolamento dovuto all'urbanizzazione, la popolazione residente nel territorio comunale toccò il minimo storico registrando 2.450 persone contro le quasi 6.000 di inizio secolo. Successivamente si invertirà la tendenza con un lento ma costante aumento, sino a superare, negli anni duemila, le 3.800 unità.
Nel 1985 venne edificato il nuovo municipio e dal 1988 al 1990 venne costruito il campanile del Vignali accanto alla chiesa di Santa Maria Assunta, dello stesso architetto. Negli ultimi anni del XX secolo sono stati effettuati altri lavori di riqualificazione urbana e di creazione di strutture pubbliche quali la piscina, la biblioteca, il parco e il museo.
Nel 2013 il Comune di Monghidoro ha avviato il progetto "Le Pietre della Storia", ideato dallo scrittore Giordano Berti e dall'art designer Letizia Rivetti, consistente in una serie di illustrazioni di Severino Baraldi dedicate a famosi personaggi che nel corso dei secoli hanno sostato a Monghidoro e ad importanti avvenimenti accaduti in questo paese; le illustrazioni, trasferite su pietra serena provenienti dalle cave della vicina Firenzuola, sono esposte 'en-plein-air' in modo permanente sui muri del centro storico e di alcune borgate.
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