Notizia del 08/10/2011
Dal punto di vista della viticoltura la Croazia si può suddividere in due regioni: continentale e litoranea.
Ognuna di queste si caratterizza per peculiarità geografiche, orografiche, geologiche, agro-ecologiche, ampelografiche, economiche etc.
Dall’estremo nord-ovest della Croazia sotto l’influsso del clima mitteleuropeo, ai territori orientali vicino al Danubio e ai rilievi del monte Fruška gora dove troviamo la decisa influenza del clima pannonico, fino all’Istria nel nord e la provincia di Ragusa (Dubrovnik) e l’entrata nelle Bocche di Cattaro nella costa meridionale dell’Adriatico che beneficia del clima mediterraneo, troviamo numerose regioni vitivinicole molto diverse tra loro.
Queste vengono classificate in cinque zone in base ai valori climatici quali la temperatura media annua, l'irraggiamento solare, le oscillazioni di temperatura e la cadenza delle gelate in tarda primavera o inizio autunno, la quantità e distribuzione delle precipitazioni, l'umidità dell’aria ed altri fenomeni come nebbia, grandine, rugiada e neve, la frequenza ed intensità dei venti, il numero dei giorni di sole etc., unitamente ad altri parametri relativi alla composizione e forma del suolo, esposizione ed inclinazione ed in particolare alle varietà di vite.
Ricordiamo qualche curiosità: nel territorio croato sono stati trovati resti fossili di vite, a Radoboj in Hrvatsko zagorje, datati al terzo periodo del mesozoico (cretaceo), in altre parole più di settanta milioni d'anni fa. Che tale scoperta non sia l'unica lo dimostrano altri fossili in Istria ed in diverse parti del territorio; spesso succede che durante la preparazione del terreno per l'impianto del vigneto si trovino lastre di pietra dove sono impresse foglie, semi o barbatelle, oppure anche ceramiche raffiguranti viti.
Oltre ai resti fossili che testimoniano la presenza della vite nel nostro paese nel passato, ricordiamo che in molti luoghi (nel sud della Dalmazia ed in Erzegovina) vi è la vite selvatica che la gente chiama vinika, vinjaga e loznica ( tutti nomi riconducibili alla vite selvatica), dato che contribuisce alla scoperta dell'origine geografica della vite. Si suppone che siano stati i coloni della Grecia antica a portare la cultura della vite sulle nostre coste, mentre i Romani, insieme agli Illiri, Celti, Traci e Greci hano avuto un ruolo preminente per la sua espansione nell'entroterra. In Istria nel 179/178 a.C. i Romani hanno trovato viticoltura e olivicoltura, la migliore espressione della civiltà ellenica, già sviluppate. Nella Croazia continentale, in periodi diversi, i romani talvolta hanno osteggiato la viticoltura come l'imperatore Domiziano, (51-96 d.C.) oppure incoraggiata come l'imperatore Probo. Dopo essersi definitivamente stabiliti negli odierni territori, i Croati acquisiscono l'esperienza della viticoltura da tribù illiriche romanizzate che vivevano qui ed ampliano e sviluppano tali conoscenze con successi alterni. Tra i momenti più critici si evidenziano il periodo delle guerre e, in tempi moderni, il periodo della comparsa delle malattie della vite e parassiti (oidio, peronospora e fillossera).
Ricordiamo che, secondo un'analisi svolta dall'ex Unione commerciale per la viticoltura i vitigni a bacca bianca sono maggiormente presenti rispetto a quelli a bacca nera. Nel 2004 il rapporto in percentuale è pari all'incirca al 60 % di cultivar a bacca bianca ed al 40% per quelle a bacca nera.
I vini rossi sono meno diffusi, ma spesso di altissima qualità: il Dingač, prodotto nella penisola di Peljesač, è stato il primo vino ad ottenere la denominazione di origine controllata nel lontano 1967. Si tratta di un vino corposo e da accompagnare con piatti sostanziosi, ma merita davvero più di un assaggio. Lo stesso può dirsi del Postup, che si gioca la palma del miglior rosso nazionale con il Dingač ma è meno noto e diffuso (e anche più economico), teran di Buzet, il merlot, il kabernet di Porec, l' opolo, il plavac dell'isola di Brac,
La costa e le isole producono vini di altissima qualità. Spiccano il bianco Vugava, profumato e caratterizzato da un intenso colore paglierino nell’isola di Vis, il Gkr a Korcula e l’eccezionale Malvasia di Dubrovnik il pinot, la kujundjuša, la žlahtina di vrbnik sul isola di krk, il moscato ecc.... In effetti, i vini da dessert della Croazia sono il fiore all’occhiello della produzione nazionale e riflettono il vigoroso carattere di queste terre, sospese tra massicci montuosi e spiagge infinite, tra mare e terra, sole e venti battenti.
Nella parte continentale non possiamo dimenticare il rizling, la graševina, il burgundac, il traminac
come la Kutjevačka Graševina e il Kutjevački Chardonnay, l' Enjingijev Rajnski Rizling, e anche la Graševina Krautheker e Zdjelarević, l' Iločki Traminac, il Pinot Blanc di Pajzos e l'Endentski Rizling di Belja sono pregiati in tutto il mondo. I vini delle cantine della diocesi di Djakovo, noti per la produzione di vini che vengono usati durante la liturgia, sono anche molto pregiati.
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Notizia n. 2156 da Borghi Europei del Gusto
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