Notizia del 06/01/2011
Scriviamo con riferimento alla recente lettera aperta di Francesco Lambertini, titolare della Tenuta Bonzara, a Daniele Cernilli, direttore responsabile della Guida Vini d’Italia 2011 del Gambero Rosso. In tale lettera il produttore felsineo ha stigmatizzato il trattamento negativo che la Guida ha riservato ai vini dei Colli Bolognesi negli ultimi due anni, da quando cioè è cambiato il responsabile regionale degli assaggi della nota pubblicazione romana; e ha preannunciato che – pur essendo lui un “sopravvissuto” nei giudizi della Guida in questione – non invierà più i campioni in degustazione per il futuro prossimo, in modo da alleviare così il “pietoso ufficio” di chi è costretto suo malgrado a valutare prodotti che non apprezza.
Sulla presa di posizione di Lambertini si sono prontamente allineati Francesco Cavazza Isolani, presidente del Consorzio dei Vini dei Colli Bolognesi, e alcuni dei maggiori produttori della zona, che hanno aderito all’idea di boicottare il rituale invio delle bottiglie alle selezioni annuali del Gambero Rosso.
Quanto sta accadendo fra i filari e nelle cantine del comprensorio petroniano è un sintomo. Un sintomo di un mondo che cambia, e non solo all’ombra delle Due Torri. Chi si sarebbe permesso, soltanto qualche anno fa, di contestare così platealmente e unitariamente l’insondabile responso oracolare dell’autorevole annuario capitolino? Chi si sarebbe lanciato a dichiarare così apertamente – citiamo a caso quanto pubblicato in questi giorni – “non si può liquidare in questo modo una intera zona e il lavoro appassionato di tante persone e di tante famiglie che sta dietro a ogni bottiglia di vino di qualità”; oppure “i consumatori sono sempre più preparati e prendono il giudizio delle tante guide con il giusto distacco”; oppure ancora “forse le guide in generale non meritano tanto clamore”?
Il fatto è che la situazione sempre più dura del mercato del vino sta facendo giustizia dei tanti, troppi luoghi comuni che hanno prosperato indisturbati finché le cose andavano bene. Adesso che i consumi faticano a tenere il passo, adesso che il sistema – Paese, anziché sostenere le sue aziende, sembra penalizzarle ulteriormente con provvedimenti e con vincoli sconsiderati, adesso che la concorrenza si fa spietata, i produttori, semplicemente, si sono stufati di ascoltare la lezioncina di qualcuno che riceve campioni gratuiti e trancia giudizi sommari di ammissione o di bocciatura di un intero territorio. Se in tempi normali i verdetti annuali delle guide provocavano bisbigli, mugugni e ammiccamenti, in tempi di bufera commerciale sollevano vere e proprie bufere polemiche.
Questo dal lato della produzione. Ma anche dal lato dei consumi ci sono novità. Negli ultimi anni i neoappassionati del vino, i viandanti delle cantine dell’ultima ora, i parvenu di ogni tipo si sono buttati in massa alla scoperta delle delizie di vigneti, botti e barrique, con il lodevole zelo dei neofiti ma anche con le intemperanze e le rigidità dei medesimi. Ivi compresa l’osservanza maniacale e assoluta dei punteggi e delle classifiche delle guide. Ora le cose stanno cambiando, e sembra che il “guidismo” più esasperato stia perdendo terreno. C’è la crescente consapevolezza che le guide sono sì uno strumento importante di orientamento dell’opinione pubblica, ma anche che non sono più l’unico vangelo in materia: molte sono infatti le fonti alternative di conoscenza del vino, scritte, orali, aneddotiche, personali, materiali… Per dirne una, a conferma del nuovo corso: la guida Slow Wine, uscita con la sua prima edizione nell’ottobre 2010, dichiara nell’introduzione di non voler giudicare i vini attraverso la lente dei punteggi, ritenuta “limitante”. E infatti di punteggi nel volume di Slow Food non ce ne sono.
E torniamo allora all’interrogativo di apertura di questo articolo: boicottare le guide del vino? Noi non sappiamo, né ci mettiamo a prevedere con la sfera di cristallo, se il trambusto scoppiato sui Colli Bolognesi sarà utile e contagioso per tutto il mondo di Bacco. Certo c’è la speranza che le guide di settore - anche grazie a questi importanti spunti di dibattito e di discussione allargata – vengano ricondotte a un ambito che riteniamo per loro più naturale: quello cioè di essere dei comodi baedeker, e al limite (nella versione punteggi e classifiche) degli eleganti giochi di società. Non diversamente dai cento libri, o cento quadri, o cento film, o cento canzoni da salvare…
Piero Valdiserra
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IL TORCOLATO CERCA MOGLIE: ALLA BEATO BARTOLOMEO È DI SCENA IL “MATRIMONIO PERFETTO IN CANTINA”
Domenica 16 gennaio 2011 in occasione della “Prima del Torcolato” il pubblico voterà il miglior abbinamento di pasticceria con il Torcolato.
La “Prima del Torcolato”, in programma nella piazza di Breganze (Vicenza) domenica 16 gennaio 2011, si arricchisce quest'anno di un nuovo goloso appuntamento. Oltre alla consueta spremitura pubblica dell'uva vespaiola dopo l'appassimento autunnale, la Cantina Beato Bartolomeo chiama a raccolta i gourmet per eleggere il migliore abbinamento con il nettare breganzese.
Dalle ore 15 alle 18 presso il punto vendita aziendale (in via Roma 100 a Breganze) si terrà infatti il “Matrimonio Perfetto in Cantina”, una degustazione nella quale il Torcolato Classico Breganze DOC Beato Bartolomeo sarà abbinato a sei specialità dolciarie appositamente preparate dalla Pasticceria Vicentini di Maragnole. Sei proposte realizzate alla ricerca del migliore connubio con il tradizionale passito: Croccantina al sesamo, Nocciola caramellata al curry, Finanziera alle nocciole, Bruta ma bona, Sfoglia di cioccolato con confettura di ciliege di Marostica, Pan brioche alla cannella. Sarà quindi il pubblico presente a decretare, con il voto, la ricetta vincitrice, celebrando così il “matrimonio perfetto” con il Torcolato.
“Vogliamo soprattutto divertirci giocando con i gusti – spiega Giuseppe Sartori, coordinatore commerciale della Cantina Beato Bartolomeo – consci della straordinaria qualità del Torcolato. Un vino la cui origine si perde nella storia di questo territorio e nel quale ancora oggi si può incontrare tutto il sapore della nostra terra. Il suo essere dolce-non dolce lo rende compagno ideale del dessert, ma anche indicato con cibi salati, come formaggi erborinati o fegato grasso. Un vino che sa essere sempre protagonista: sarà divertente trovargli moglie”
Per ulteriori informazioni consultare il sito: www.cantinabreganze.it
Press:
Michele Bertuzzo
michele@studiocru.it
347 9698760
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La Befana in piazza del Ferrarese a Bari
Promossa dall'assessorato al Marketing territoriale del Comune di Bari e organizzata dall'associazione culturale L'Albero dei Sogni, la mattina del 6 gennaio, in piazza del Ferrarese, avrà luogo una manifestazione dedicata ai bambini per festeggiare l'arrivo della Befana.
Dalle 10 alle 13, in una delle piazze simbolo della città vecchia, si terrà una grande festa per i più piccoli dedicata all'epifania, con la presenza della Befana in persona che distribuirà zucchero filato e caramelle ai bambini, con interventi musicali e di animazione, giochi, lazzi e sculture di palloncini.
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La ricetta del giorno
Ricetta della Pinza della Befana
La Pinza della Befana è un dolce veneto antichissimo, che si consuma tradizionalmente nella festività dell’Epifania. L’ingrediente principale è la farina gialla e la frutta secca, dunque è una specie di pizza di polenta dolce, ottima accompagnata da un liquore corposo come il Nocino o da un dolce Passito.
Ingredienti per la pinza della befana (dosi per 6 persone)
* 250 g farina gialla
* 100 g farina bianca
* 50 g uvetta
* 2 bicchierini di grappa
* 1 cucchiaino di sale
* 100 g burro
* 150 g zucchero
* 50 g fichi secchi a pezzetti
* 50 g pinoli
* 1 cucchiaio di scorza grattugiata di arancia
* 1 cucchiaino di semi di finocchio
* zucchero a velo q.b.
Preparazione
Innanzitutto preparate una polenta, versando a pioggia la farina gialla in 1 l circa di acqua, salata con il cucchiaino di sale. Cuocete questa polenta per circa mezz’ora, mescolando quasi in continuazione con un mestolo di legno. Intanto mettete a bagno l’uvetta nella grappa.
Quando avrete ottenuto una polenta senza grumi e non troppo densa, toglietela dal fuoco e fatela raffreddare per 10 minuti circa.
Accendete il forno a 170 ° e imburrate e infarinate bene uno stampo circolare o quadrato.
Una volta preparata la polenta, impastatela con gli altri ingredienti: amalgamatevi la farina bianca, il burro, lo zucchero, la scorza di arancia, i semi di finocchio, i pinoli, i fichi secchi e l’uvetta rinvenuta nella grappa e strizzata. Mescolate bene il tutto, mentre aggiungete volta per volta gli ingredienti. Il composto dovrà risultare piuttosto denso… ma non troppo!
Infine trasferite tutto nello stampo e infornate per circa 1 e ½ ora circa.
Quando la sfornate, fatela un poco raffreddare e poi sformatela con delicatezza e, prima di servirla, cospargetela con zucchero a velo. Di solito si serve tiepida o fredda con un buon liquore anche caldo!
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