Notizia del 20/09/2010
La ricetta del giorno
Tagliatelle alla zucca e zafferano
Ingredienti per 4 persone:
400gr. di zucca | 250gr. di tagliatelle | 40gr. di grana grattugiato | 2 scalogni | una presa di pistilli di zafferano | 1 cucchiaio da tavola d’olio extra vergine d’oliva | sale q.b. | pepe nero a piacere |
LA PREPARAZIONE:
1. Sbucciare e affettare gli scalogni, mondare e tagliare a dadini la zucca. Mettere in ammollo in una tazzina d’acqua tiepida i pistilli di zafferano.
2. Fare scaldare l’olio in una padella, unire gli scalogni e farli appassire aendo cura di non farli attaccare al ondo della padella.
3. Aggiungere la zucca, lasciarla soffriggere, salarla. Coprire il recipiente, cuocere per 20 minuti a fuoco basso bagnandola a metà cottura con l’acqua dei pistilli e unendo anche quest’ultimi 2 minuti prima di spegnere la fiamma.
4. A fine cottura, schiacciare la zucca con una forchetta. Lessare la pasta, scolarla e condirla con il grana, la zucca e i pistilli di zafferano.
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CRAI Lattemiele, il paradiso
Servizio, cordialità, genuinità. Sono queste le caratteristiche che accomunano tutti i Crai, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, dalla Calabria al Veneto. Una rete di supermercati e negozi alimentari che si distinguono per l’atmosfera familiare, per l’assistenza del personale, per un modo di fare la spesa moderno ma al tempo stesso ancorato alle tradizioni, in quanto “su misura”, sia nei rapporti con la clientela che nella qualità e varietà dei prodotti offerti. Un modo, insomma, ”genuinamente italiano”.
Abbiamo visitato il Crai Lattemiele, e dietro il banco c’era Francesco Bianchin: lui è succeduto al padre circa otto anni fa, ma ha un aspetto e un fare da vecchio 'casoin', un tipo simpatico insomma.
Appena entrati, ci ha colpito il banco dei formaggi, bellissimo, con a fianco un altro banco dei salumi. Le scelte non sono esclusivamente CRAI, perché questo è essenzialmente un negozio privato, legato al suo pubblico. Sopra, ha una bella scelta di vini, quasi esclusivamente della zona, km 0 tanto per capirci.
Qualcosina da dire ce l’ha: “Chi sa lavorare non sa vendere, e chi sa vendere non sa lavorare”. Parole sacrosante, che condividiamo, anche se qualcosa sta cambiando.
I clienti sono la classe medio alta che cerca la qualità, e poi i pensionati che non possono andare tanto lontano. Purtroppo i 'locali' non apprezzano lo sforzo che fa nel condurre il negozio.
Speriamo che qualcosa cambi in meglio.
VIA DON MINZONI, 4 -
31058 SUSEGANA (TV)
tel: 0438-73346
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Pasticceria Turco, un trionfo appetitosoA Salzano, abbiamo visitato la Pasticceria Turco: dopo aver bevuto un caffè, naturalmente pagato perché eravamo ancora in incognito, abbiamo intervistato il titolare, facendogli notare che la pasticceria era un trionfo delle paste alla frutta. Veniva voglia di mangiarle solo a vederle. Immaginatevi un banco colorato da paste alla frutta in una giornata di quasi primavera. Oltre a queste, c’erano paste alla crema di vari tipi, tutti invoglianti perché si vedeva che non erano fatte al risparmio.
Lui dice che è qui da nove anni, e che da tre anni ha ristrutturato il locale. Una ristrutturazione notevole, ma si vedeva che la bravura riempiva un locale già di per sé gradevole.
“La mia esperienza me lasono fatta in giro per il mondo, Villa Cipriani ad Asolo per esempio, per ben venticinque anni, e allora capiamo la bravura nel fare le cose e nel presentarle,cosa non da poco nel commercio di oggi. Alta classe e voglia di fare le cose.” Così ci dice il titolare.
Il piatto forte, si fa per dire, della pasticceria sono le focacce tipiche venete, e le varianti, come quella ai frutti di bosco. Devono essere una vera delizia.
Non solo: ci hanno parlato molto bene anche degli aperitivi, accompagnati da stuzzichini e cicchetti particolari. Qui c’è una carta dei vini, e questo denota un’attenzione ai particolari davvero notevole.
La Pasticceria Turco è stata segnalata dai comunicatori e giornalisti dell'Associazione l'Altratavola, per l'iniziativa di informazione INFORIVIERA, che si svolge sotto il Patrocinio del Comune di Dolo.
Via Montegrappa, 19
30030 Salzano Venezia
041 437380
Scritto da : mauroriotto
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Viaggi: eco-turismo sull'isola di Hokkaido
Un ecosistema unico e bellezze naturali da mozzare il fiato: anche se il freddo dei mesi invernali è in arrivo Hokkaido resta una meta affascinante ed esclusiva per gli appassionati di eco-turismo. Alcuni dei suoi scorci più significativi, dal lago Toya alla penisola di Shiretoko (Patrimonio dell'Umanità), hanno già fatto capolino nelle nostre tv per via del G8 che vi ebbe luogo due anni fa, ma i tesori naturali conservati dall'isola restano tutti da scoprire.
Hokkaido è l' isola più a nord del Giappone ed è un'area particolarmente selvaggia e incontaminata con un clima rigido per la maggior parte dell'anno. La popolazione si concentra nelle città, che cercano di mantenere una saggia simbiosi fra modernità e natura: come Sapporo, che conta quasi due milioni di abitanti. I centri urbani non sono comunque che avamposti isolati circondati da montagne, vallate, foreste, laghi, monti bruciati dalla lava, gole, geyser e pozze di fango bollente.
Anche le coste hanno un aspetto selvaggio, scoscese sul mare: alcune sono creste vulcaniche. La fauna vanta orsi, volpi, cervi e aironi e cinque sono i parchi nazionali. Oltre a questi c'è il geoparco del lago Toya e del vulcano Usu , che si può osservare fumante circondati da un paesaggio sorprendente. Tante anche le stazioni termali , meno care rispetto al resto del Giappone.
Colonizzata dai giapponesi 150 anni fa, Hokkaido non ha le testimonianze architettoniche fatte di templi, altari e monumenti storici, ma fu rifugio degli Ainu (la popolazione indigena che ha abitato il Giappone fin dal 300 a.C.) quando i giapponesi cominciarono a invadere l'isola di Honshu. Oggi i pochi sopravvissuti di questa popolazione vivono in piccoli villaggi ricostruiti e diventati meta dei turisti.
Da Hakodate (sette ore di treno da Tokyo), porto commerciale storico e famoso per il panorama sul monte omonimo, si può approdare a Noboribetsu Onsen, una delle più conosciute sorgenti termali giapponesi, circondata tra l'altro da boschi incantevoli. La Jigoku-dani (valle della morte) offre invece un paesaggio impressionante con le pozze di fango che ribollono, le emissioni gassose sulfuree che colorano le rocce di giallo e l'odore di zolfo. Di qui, non distante, si arriva a Sapporo, famosa in particolare per la sua birra.
Proseguendo alla volta di Sounkyo si raggiunge una posizione strategica per cominciare la scoperta del Parco Nazionale di Daisetsu-zan. Nei mesi invernali si può assistere al Festival del ghiaccio. Da Bihoro, invece, si può cominciare il tour del Parco Nazionale di Akan fino ad Akanko, dove prenotare una gita in barca sul lago Akan, famoso per il marimo, un particolare muschio acquatico a forma sferica che cresce in questo lago e in pochissimi altri, come il lago Myvatn in Islanda e il lago Oisu in Estonia. Dall'8 al 10 ottobre, inoltre, la popolazione Ainu celebra il Marimo Festival, con spettacolo di fuochi pirotecnici, uscita in canoa sul lago e antichi riti.
Gran parte del paesaggio giapponese ha a che fare con l' acqua, elemento che domina fra laghi, paludi, distese fangose, foreste di mangrovie, risaie e stagni. La palude maggiore del Paese, Kushiro-shitsugen, copre circa 18 mila ettari e si trova per l'appunto a Hokkaido. L'eco-sistema che ne deriva è altrettanto peculiare. Le zone umide sono infatti fra le tappe preferite di cigni e altri uccelli. In particolare il lago Komuke-ko, a Monbetsu, è una sosta-paradiso per oltre 200 rare specie di uccelli selvatici, oltre che una mecca per gli amanti del birdwatching. Regno incontaminato, e per questo inserito fra le aree patrimonio dell'Umanità, è il parco di Shiretoko che si estende sull'omonima penisola a nord-est dell'isola. Il nome in ainu significa “fine della terra”: qui si trova la più importante popolazione di orsi del Giappone, oltre ad un gran numero di specie in pericolo d'estinzione o endemiche.
Suggestivo, più a nord, poter osservare il fenomeno del drift ice, il movimento lento delle formazioni marine di ghiaccio: il mare di Okhotsk è l'area più meridionale dell'emisfero Nord della terra in cui il fenomeno più essere osservato stagionalmente (dalla seconda metà di gennaio). Con il drift ice vanno e vengono anche le aquile di mare di Steller, le aquile di mare a coda bianca e le foche.
DA ASSAGGIARE
L'isola di Hokkaido è famosa in patria anche come vero e proprio regno del cibo , con tutta una serie di piatti unici di “gotouchi gourmet”. In particolare nei freddi mesi invernali va a ruba lo stufato di castrato, proposto in diverse varianti. Una specialità da provare è il cosiddetto Genghis Khan, ovvero il barbecue di montone, servito con verdure di ogni tipo e accompagnato da fiumi di birra. Tra i piatti più popolari anche il ramen, un tipo di spaghetti cinesi, da gustare passeggiando per Sapporo soprattutto se la temperatura scende oltre la soglia del freddo. Deliziosi i granchi.
COME ARRIVARE
L'aeroporto di Sapporo Chitose ( www.new-chitose-airport.jp/en/ ) è una delle principali porte di accesso per l'isola di Hokkaido. Dall'Italia si può arrivare con volo diretto al Tokyo Narita, e di qui al Chitose. Hokkaido è comunque collegata all'isola principale del Paese anche via mare con un servizio di traghetti o attraverso il tunnel ferroviario sottomarino di Seikan, il più lungo al mondo con i suoi quasi 54 chilometri.
LINK UTILI
Eco-turismo a Hokkaido (http://www.jnto.go.jp/eng/indepth/featuredarticles/hokkaido/index.html)
Portale del turismo di Hokkaido (http://en.visit-hokkaido.jp)
Japan Airlines (http://www.jal.co.jp/en)
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A Monaco l'Oktoberfest del Bicentenario
(di Ida Bini)
Il sindaco di Monaco di Baviera, Christian Ude, sabato scorso ha ufficialmente dato il via all'Oktoberfest del duecentenario aprendo il primo barile di birra della più popolare festa mondiale dedicata a questa bevanda, e pronunciando la solenne frase "Ozapft is!" (E' spillato!). L’ Oktoberfest di Monaco di Baviera, fino al 4 ottobre accoglierà milioni di visitatori provenienti da tutta Europa che prenderanno d’a ssalto le strade, le piazze, le birrerie e soprattutto i tendoni sulla Theresienwiese, poco fuori dal centro della città baverese.
In programma, oltre a un enorme consumo di birra e prelibatezze bavaresi, sfilate dei mastri birrai, parate in costume tradizionale bavarese, corse dei cavalli, mostre rievocative, concerti, giostre, orchestrine, bancarelle. Tutto per garantire il successo della festa d’autunno, l’annuale sagra della birra, un’occasione per scoprire il lato più gioioso dello spirito tedesco e il capoluogo bavarese, la città più “mediterranea” della Germania, che nasconde eleganti quartieri, come quello di Schwabing con i suoi splendidi palazzi Jugendstil, o gioielli architettonici come Marienplatz, con il suo famoso orologio e il gigantesco carillon.
L’Oktoberfest nacque proprio a ottobre, precisamente il 12 ottobre 1810, giorno delle nozze tra il principe ereditario Ludovico di Baviera e la principessa Teresa di Sassonia, che assistettero con l’intera cittadinanza a una corsa di cavalli su un prato (Wiese) alle porte della città – che da allora si chiama Theresenwiese in onore della sposa. L’idea della festa piacque così tanto agli sposi e alla popolazione che si decise di ripetere la grande festa ogni anno: all’inizio era una fiera agraria incentrata sulle corse dei cavalli, ma in seguito fu la birra a caratterizzarla definitivamente. Nei primi anni l’offerta di divertimenti fu decisamente modesta con una giostra, e appena due altalene; poi vennero aperte piccole baracche, il cui numero crebbe rapidamente, dove i visitatori potevano bere birra e chiacchierare. A partire dal 1896 osti intraprendenti, in collaborazione con i produttori di birra, fecero montare al posto delle baracche i primi grandi capannoni, dove la gente poteva anche mangiare.
Insomma, quello che fu un brindisi alla salute dei sovrani si trasformò con il tempo in una colossale abbuffata con litri e litri di bionde e scure, di weizen e pilsner, con migliaia di galletti allo spiedo, würstel e braciole croccanti. Il ricordo del matrimonio, dunque, non è altro che un pretesto per alzare i calici e brindare, un prosit lungo 200 anni. A dire il vero ci furono degli anni bui, completamente astemi: nel 1854 e nel 1873 ci furono due epidemie e gli anni delle due grandi guerre bloccarono inevitabilmente la festa.
Anche se le origini dell’Oktoberfest sono fortemente nazionali, l’appuntamento, che celebra il raccolto del luppolo, del malto e dell’orzo, attira golosi e assetati da tutte le latitudini. Al secondo posto dei visitatori ci sono gli italiani, che amano fare festa e si sentono a casa quando dalle orchestrine arrivano le note di Romagna mia e le strofe di Funicolì funicolà.
Sotto il profumo dei tigli, addobbati a festa e mossi dal primo vento dell’autunno, gli invitati di ogni nazionalità si ritrovano sotto i giganteschi tendoni in rappresentanza delle diverse birrerie a cantare, incrociando le braccia e tenendosi per mano. Bevono, urlano, ridono, ondeggiano in una confusione generale dove solo le kellerine, le cameriere tutte trini e pizzi che riescono a portare fino a sei boccali di birra per mano, mantengono la calma. Volteggiano tra i tavoli e corrono sul pavimento in legno irrorato di segatura gridando Vorsicht! Vorsicht!, attenzione! attenzione! Portano bicchieroni da un litro, i mass, che la tradizione li vuole pieni fino all’orlo sulla cui effettiva colmatura vigila l’A ssociazione per il boccale pieno.
Per l’edizione del giubileo di quest’anno sono in arrivo nella capitale bavarese più di sei milioni di persone, migliaia tra inservienti e kellerine che si riuniranno per due settimane sulla Theresienwiese – che qui chiamano familiarmente Wies’n - con appuntamenti imperdibili, come la cerimonia dello spillaggio della botte, la sfilata dei mastri birrai, le parate in costumi tradizionali e le salve sparate dai gradini della gigantesca statua della Bavaria che, con il fedele leone accucciato, veglia sulla festa. Come nella prima edizione del 1810 ci sarà una grande corsa di cavalli su una pista di sabbia lunga 400 metri che verrà tracciata ai margini della spianata di Theresienwiese.
Prima che tutto cominci si snoda per sette chilometri lungo le vie della città una parata con i costumi tradizionali a cui partecipano più di settemila persone. Il primo vero corteo in costume avvenne nel 1835; oggi sfilano fucilieri, trombettieri a cavallo, guardie civili in uniformi provenienti anche dagli altri Länder tedeschi, gruppi folcloristici, sbandieratori, orchestrine e bande di fanfare. E ancora le famiglie degli osti, le carrozze storiche decorate, i carri delle principali fabbriche di birra monacensi tirati da cavalli o buoi che, con ricchi finimenti dai colori locali, trasportano le piccole botti di birra, i prodotti del raccolto, gli antichi utensili degli artigiani e piccoli archi ornati di fiori intrecciati.
L’inaugurazione ufficiale spetta al primo cittadino di Monaco, il sindaco Christian Ude, che il 18 settembre saluterà e benedirà la festa spillando la prima botte di birra con la solenne frase Ozapft is!, è spillato! La domenica seguente, alle ore 11, si svolgerà il grande concerto delle orchestrine sulla scalinata del monumento alla Baviera, che coinvolgerà circa 400 musicisti.
E’ un anno speciale questo per la grande festa della birra, ecco perché la città di Monaco ha organizzato anche varie mostre rievocative che si terranno nei tendoni della spianata, nel padiglione dei congressi sulla Theresienhöhe e nel Museo della birra. Nel museo civico di Monaco ( www.stadtmuseum-online.de ), inoltre, fino al 31 ottobre sarà possibile ammirare una grande esposizione dedicata all’O ktoberfest con l’abito nuziale della principessa Teresa, le giostre storiche, i dipinti e i filmati commemorativi e i dirndl, i costumi tradizionali bavaresi.
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Notizie n.934,935,936 e 937
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