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NON è (più) UN PAESE PER TURISTI

Notizia del 07/09/2009

I turisti non ci amano più come un tempo e visitano sempre meno il nostro Paese. Sulle pagine dei giornali nazionali, da qualche tempo rimbalza sempre la solita domanda: perché gli stranieri vanno via dall’ Italia? Mi viene da rispondere: e perché mai, una volta passati dalle nostre parti, dovrebbero tornarci? Le bellezze italiane, inutile dirlo, sono tante, uniche e inimitabili; una vita intera non basterebbe a vederle tutte e ad esaurire il desiderio di bellezza celato in ogni angolo del nostro Paese. Noi italiani, poi, siamo sempre ammirati, amati e ben accolti (quasi) ovunque. Siamo considerati belli, eleganti e ingegnosi, dispensatori di allegria e di buon umore (anche se talvolta si degenera in una caciara assordante). Ma soprattutto, siamo invidiati: ogni volta che diciamo “I come from Italy” , vediamo i nostri interlocutori accendersi in uno sguardo di ammirazione e di piacere.

E allora perché non vengono più da noi? Per rispondere a questo interrogativo, un buon numero di cronisti locali e nazionali si è “travestito” da turista ed è andato a vedere come il Belpaese accoglie i visitatori stranieri. A me il travestimento non è servito: ho un aspetto decisamente “esotico”, e in questi mesi, per far fronte alla calura estiva, vado in giro come una turista americana, con tanto di pantaloncini e ciabatte d’ordinanza. Conoscendo discretamente la lingua inglese poi, mi sono più volte prestata all’esperimento, fingendo in tutto e per tutto di essere una turista. Ebbene, non c’è stata una volta che non abbiano tentato di rifilarmi una sola (per dirla alla romana). Alcuni brevi esempi. Bancarelle del mercato di San Lorenzo a Firenze, prezzo aumentato del 30% per la turista, sgonfiatosi per magia all’esclamazione “ammazza quanto siete cari”. Arrivo all’aeroporto di Fiumicino: frotte di sedicenti tassisti che propongono i loro servigi: in realtà sono autisti a noleggio che per portarti a casa ti chiedono una rata del mutuo. E poi ancora, tassisti (veri) che per raggiungere la città non chiedono mai una cifra chiara, ma esordiscono con un vago:”It depends…”. Ma dipende da che? Il Comune di Roma ha fissato tariffe ben chiare per il tragitto dall’aeroporto alle Mura Aurelie e viceversa, e allora perché i tassisti si permettono tale discrezionalità? Per non parlare dei mezzi pubblici delle nostre città, vera vergogna nazionale, da cui tutti cercano di rifuggire, lasciandone l’ utilizzo a chi non può fare diversamente, o ai turisti sprovveduti che pensano di essere in Europa, e si ritrovano invece in un caos dell’altro mondo.

In poche parole, le conclusioni a cui gli intrepidi cronisti sono giunti, sono riassumibili come segue: parafrasando il titolo di una pellicola di grande successo, possiamo dire che il nostro “Non è un Paese per turisti”. Città sempre più sporche, pericolose e inaccessibili, servizi inefficienti, negozi cari, personale scortese e prezzi gonfiati, hanno allontanato gli stranieri dall’ Italia, mettendo in crisi quella che potenzialmente potrebbe essere la più grande risorsa del Paese, il turismo. E quei turisti che optano per mete meno spettacolari ma più godibili, non possiamo certo biasimarli. Anche noi, “indigeni”, infatti, tornando in Italia dopo un viaggio all’Estero, siamo in crisi già dalla scaletta dell’aeroporto. Il rumore, la sporcizia e la totale assenza di regole vanificano in un istante i benefici della vacanza.

Inutile pensare alle delizie che ci aspettano in tavola: pasta, pizza e gelato sono una magra consolazione di fronte al complesso percorso a ostacoli che è la vita quotidiana in questo Paese.

Nel tentativo di porre rimedio all’inarrestabile emorragia di turisti, il Ministro del Turismo Brambilla ha inviato una lettera aperta “ai turisti del Giappone e di tutto il mondo”, per incoraggiarli a visitare il nostro Paese. Iniziativa encomiabile ma, temiamo, di dubbio successo: voi, per dire, ci tornereste in un ristorante in cui, pur avendo mangiato benissimo, oltre a portarvi un conto salato, vi trattano male?

di Silvia Masci (luglio 2009)

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Osservatorio Nazionale dei Parchi di Informazione

Periodo dal 30 agosto 2009 al 30 agosto 2010

Evento n. 19(segnalato dal Parco d'Informazione dell'Abruzzo)

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