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Il Parco Archeologico di Solunto a Santa Flavia

Notizia del 28/07/2013

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Ove son or le meraviglie tue

O regno di Sicilia? Ove son quelle

Chiare memorie, onde potevi altrui

Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,

deca I,lib. VI,cap.I)

A 17 Km ad est di Palermo e a 2 Km da Santa Flavia, di fronte Capo Zafferano, sulle pendici del monte Catalfano, si rtrovano le rovine archeologiche dell' antica Solunto.

Preceduta sulla stessa area dall'insediamento fenicio di Kfra (700 a.C.), la città venne fondata nel IV secolo a.C. dai Fenici (Tucidide (VI, 2, 6), al momento della prima colonizzazione greca, e ne mantennero il controllo per più di un secolo. Durante questo periodo divenne uno dei centri maggiori del traffico marittimo della Sicilia punica, rivaleggiando con Mozia e Palermo.

Il nome greco di Solunto, secondo il mito di fondazione, riportato da Ecateo di Mileto, deriverebbe da quello di un brigante, Solus, ucciso da Eracle. Il nome fenicio conosciuto dalle monete (Kfra = Kafara), significa "villaggio", mentre lo steso nome greco (Solus o Soloeis corrispondente al latino Soluntum) potrebbe essere d'origine fenicia, e significherebbe "roccia", con un caratteristico riferimento alla natura del sito.

La città fu conquistata per tradimento da Dionigi il Vecchio nel corso della sua guerra contro i Cartaginesi (396 a.C.), insieme a Cefalù ed Enna. Già in precedenza il suo territorio era stato saccheggiato insieme a quello di altre due città rimaste fedeli ai Cartaginesi, Halyciae e Palermo (Diodoro, XIV, 48, 4; 78, 7).

È probabile che in quest'occasione l'abitato sia stato gravemente danneggiato o distrutto, dal momento che non se ne parla più a proposito della seconda spedizione di Dionigi, nel 368. In ogni caso, è proprio immediatamente dopo tale data che la città venne ricostruita interamente, secondo un piano regolare, nella fortissima posizione sul monte Catalfano che rimase la sua sede definitiva. Sappiamo che nel 307 a.C. vi s'insediò, col benestare dei Cartaginesi, un gruppo di mercenari greci abbandonati da Agatocle in Africa (Diodoro, XX, 69, 3) dopo il fallimento della sua spedizione. La presenza di un forte nucleo ellenico è, del resto, confermata, oltre che dal carattere stesso delle costruzioni e della loro decorazione, dalla presenza d'iscrizioni in greco, e dal tipo delle magistrature e dei sacerdozi in esser ricordati: gli anfipoli di Zeus Olimpio e gli "hieròthytai" (i primi sembrano riprodurre un'istituzione siracusana, introdotta da Timoleonte nel 363 a.C.).

In seguito alla prima guerra punica (254 a.C.) , la città passò sotto il dominio di Roma, come Iatai, Tindari ed altre.

Sappiamo da Cicerone (ospitato dai soluntini durante il viaggio che fece per raccogliere prove contro l'usurpatore Verre )che essa faceva parte delle "civitates decumanae" (Verrine, II 3, 103). La notizia più tarda si ricava dall'unica iscrizione latina scoperta a Solunto, una dedica della "res publica Soluntinorum" a Fulvia Plautilla, moglie di Caracalla.

A giudicare dai materiali archeologici sembra che il declino della città iniziò nel I secolo d.C., con il graduale abbandono della città in favore dei centri abitati della pianura sottostante, fino al saccheggio subito ad opera dei Saraceni nel VII secolo durante un?incursione dal mare.

Avanzi archeologici di centri abitati nella pianura sono stati scoperti nella zona di Capo Mongerbino, dove si suppone esistesse lo scalo di Solus mentre resti di una necropoli sono stati ritrovati nella zona dell'attuale S. Flavia nei pressi della stazione ferroviaria.

Della Solunto fenicia si sono conservate poche tracce e la maggior parte manifesta la sacralità del luogo: due grandi statue che raffigurano probabilmente gli dei Baal e Tanit - oggi conservate nel Museo archeologico regionale di Palermo - erano posizionate all'interno di due ampi vani rettangolari di un edificio sacro che comprende anche un'ara; un ambiente sacro, che dà l'idea di un labirinto, occupa il punto più alto dell'area dove si svolgeva la vita cittadina.

Del dominio romano, impostosi alla fine della prima guerra punica (250 a. C. circa), si hanno tracce di vita religiosa come l'altare all'aperto nell'agorà (piazza principale).

Il mito del gigante antropofago Soleus (da cui deriverebbe il nome Solunto) lega probabilmente le sue origini ai sacrifici umani offerti dai fenici al dio Baal.

L'itinerario alla scoperta di Solunto inizia dall'Antiquarium, sede di un utile materiale archeologico e didattico, e prosegue verso la lunga arteria lastricata in pietra calcarea che divide in due perfette unità l'area archeologica, nella quale sono evidenti i resti di abitazioni private (tra cui una casa patrizia con peristilio a colonne doriche, "la casa di Leda"), l'agorà, il teatro e l'odeon (luogo della musica), da cui si gode il panorama sul Tirreno, il ginnasio, con le sei colonne doriche.

Parte del patrimonio archeologico di Solunto è tuttora conservato nel Museo Archeologico regionale di Palermo, dove è possibile vedere, tra l'altro, la statua fenicio-punica di "donna seduta in trono" e i due sarcofagi in pietra del VI-V sec. a. C. di derivazione egizia.

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