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La festa di San Martino a Scanno (AQ) e Le Glorie

Notizia del 05/11/2011

 

di Maria Concetta Nicolai

La festa di San Martino è caratterizzata dappertutto da momenti di spensieratezza e divertimento, né l'Abruzzo si sottrae alla regola. Rumorose compagnie di questua, composte da ragazzi e bambini, la sera della vigilia girano di casa in casa, reggendo un'enorme zucca svuotata e trasformata in lume; allegre brigate improvvisano serenate scherzose all'indirizzo dei mariti infelici e affiatate comitive di amici, con la scusa del vino novello, e delle brumose serate dell'autunno incipiente, si ritrovano in pantagruelici convivi, intorno a montagne di salsicce rosolate, prelibati spiedi di rara cacciagione, sontuose porchette.

Qualcuno riconosce nella consuetudine i resti del Capodanno celtico che la dominazione longobarda diffuse in vaste zone centro-settentrionali, insieme ad altre forme di religiosità, compreso il culto per il Santo guerriero della Pannonia, che concludeva il ciclo dei festeggiamenti per il nuovo anno agrario, aperto con la ricorrenza di ognissanti. Ma a Scanno, la notte di San martino acquista una suggestione diversa, forse perché la tradizione rivela caratteri più che altrove arcaici ed originali, o forse perché la particolare dimensione architettonica e naturale in cui è immerso il centro conferisce all'evento un fascino misterioso e coinvolgente.

Il paese, già dalle prime ore del pomeriggio, si anima di un andirivieni festoso, di richiami gridati da strada a finestra, di mamme che raccomandano, inutilmente, la prudenza, mentre c'è un correre di ragazzi ad ammassare legna, frasche, ogni materiale che prometta di ardere e di far fumo a sufficienza, sulle alture di Cardella, della Plaia e soprattutto dinnanzi alla grotta di San Martino in contrada Decontra. Originariamente la festa si svolgeva solo in queste località in cui la leggenda narra presenze miracolose del santo che si sarebbe rifugiato nelle cavità della montagna, ma da qualche anno i gruppi si dividono per rioni e improvvisano una competizione che raggiunge toni di accesa sfida.

Intorno ai falò si vive un'atmosfera di grande allegria che accomuna tutto il gruppo dei partecipanti. Si improvvisano canti, balli, abbondanti libagioni in un clima di di collettiva spensieratezza, sempre tendendo presente l'impegno di raggiungere effetti più spettacolari , per lo meno, di far ardere la propria Gloria, meglio e più a lungo di quelle degli altri. L'aspetto competitivo, inseritosi recentemente, se in qualche modo può aver soverchiato atteggiamenti e valori, quali per esempio l'identificazione e la solidarietà del gruppo, ha però rifunzionalizzato l'evento di cui stava perdendo la consapevolezza dei significati di base.

Un'espressione rituale di grande spessore resta l'abitudine dei ragazzi di tingersi oil viso con il nero della fuliggine prima di iniziare a ballare e cantare intorno al fuoco agitando grossi campanacci e oggetti atti a produrre frastuono.

La loro presenza riconduce a motivi agrari e alla evocazione di forze nascoste ed oscure del mondo sotterraneo da cui dipendono la vitalità e la rinascita della vegetazione in un momento di crisi quale è l'inizio dell'anno agrario e della produzione cerealicola che si apre. Altri elementi suggestivo è la consegna del Palancone bruciato alla sposa novella di ogni rione e conseguente elargizione di donativi alimentari, con generale baldoria a base d vino e salsicce nella Piazza del paese.

Le Glorie di Scanno sono una bella festa d'autunno in cui i ragazzi imparano a diventare grandi e i grandi si ricordano di quando erano bambini.

(courtesy by M.C.Nicolai)

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Notizia n. 2347 dall'Abruzzo

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