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“Il Museo di civiltà contadina al Borgo del Riso”

Notizia del 25/01/2011

 

“Il Museo di civiltà contadina al Borgo del Riso”

Ci troviamo a Selva Malvezzi, frazione di Molinella, piccolo borgo rinascimentale appartenuto alla Famiglia Nobile dei Malvezzi.

Accanto al suggestivo centro storico è situato l’Agriturismo “Il Borgo del Riso ”.

Si ha testimonianza dell’esistenza di questo stabile su una carta geografica del 1600.

In origine l’edificio veniva utilizzato per lo stoccaggio dei cereali quali grano, orzo, sorgo, ecc…ad esclusione però del riso, perché a quel tempo, tale coltura era stata bandita dal Vaticano, in quanto ritenuta portatrice di malaria. Solo a partire dalla fine del 1700, si incominciò a coltivare il riso. E così nel 1805- 1810 circa, a Selva Malvezzi nacque la prima risaia ed il nostro edificio, da semplice magazzino di cereali, venne trasformato in essiccatoio del riso, rimanendo attivo come tale fino al 1955 circa.

La struttura era l’unico essiccatoio per il riso presente in zona.

Oggi, ristrutturato salvaguardando la rustica architettura del 1600, è diventato l’Agriturismo Il Borgo del Riso.

Al primo piano dello stabile è ospitata la “Raccolta vecchi mestieri”, costituita da oggetti del passato, che nasce alcuni anni fa grazie al

“Gruppo amici dei monumenti” di Molinella

e anche grazie a chi, nel tempo, ha donato oggetti e testimonianze.

Un lavoro lungo e faticoso che ha portato alla raccolta di più di 1000 pezzi, cioè una quantità enorme di ricordi a cui abbiamo ridato vita, tirandoli fuori dalle cantine e rimettendoli nella situazione in cui stavano una volta. Infatti, sono stati ricreati i diversi ambienti che un tempo costituivano la casa rurale (cucina, camera da letto, cantina..) insieme alle attività collegate (la tessitura), e si stanno ultimando anche le zone dedicate ai mestieri (il calzolaio, il fabbro, il falegname, il barbiere).

Una sola parte è invece dedicata interamente ai lavori dei campi, dove sono esposti oggetti di ogni tipo e dimensione, dalla falce ai suggestivi carri, alle prime macchine per l’aratura e la semina.

L’intento è quello di mantenere il luogo “vivo” in modo che offra motivi di interesse e stimoli la curiosità nei visitatori, soprattutto dei giovani, che raramente hanno occasioni e motivazioni per venire a contatto con queste testimonianze.

La Raccolta attualmente è patrimonio della Fondazione Cocchi, grazie alla donazione fatta dal Gruppo Amici dei Monumenti, anch'essi soci della Fondazione, la quale continua il lavoro di ampliamento e di conservazione della Raccolta e si sta impegnando con forza per diffonderne la conoscenza sul territorio.

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Notizia n. 140 dall'Emilia Romagna

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