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'Zeus in tavola' : un percorso fra Grecia (Creta), la Sicilia, l'Umbria e i paesi slavi

Notizia del 25/12/2010

Renzo Lupatin ha presentato il progetto 'Zeus in tavola' nel corso di un incontro con i giornalisti della stampa padovana e veneziana.

L'iniziativa coinvolgerà la Grecia (soprattutto Creta), diverse regioni italiane ( la Sicilia, il Veneto,il Friuli Venezia Giulia, l'Umbria,ecc.),Polonia,Serbia,Lituania e Russia.

"A Creta Zeus era adorato in alcune grotte che si trovano nei pressi di Cnosso, Ida e Palicastro. Le leggende di Minosse ed Epimenide suggeriscono che queste grotte anticamente fossero usate da re e sacerdoti come luogo per fare divinazioni. La suggestiva ambientazione delle Leggi di Platone, che si svolge lungo la strada che conduce i pellegrini verso uno di questi siti, sottolinea la conoscenza del filosofo dell'antica cultura cretese. Nelle rappresentazioni artistiche tipiche dell'isola Zeus compare, invece che come un uomo adulto, con l'aspetto di un giovane dai lunghi capelli e gli inni a lui dedicati cantano del ho megas kouros, ovvero "il grande giovane". Insieme ai Cureti, un gruppo di danzatori armati dediti a rituali estatici, sovrintendeva al duro addestramento atletico e militare, nonché ai segreti riti iniziatici, previsti dalla Paideia cretese.Lo scrittore ellenistico Evemero sembra aver proposto una teoria con cui ipotizza che Zeus sia stato un grande re di Creta e che dopo la sua morte la sua fama abbia finito per trasformarlo in una divinità. Il testo di Evemero non è giunto integro fino a noi, ma in passato la patristica cristiana accolse l'ipotesi con molto favore."

Il culto di Zeus Aitnàios (etneo) in Sicilia è riportato nelle odi di Pindaro ed è attestato dalla produzione numismatica locale. Il tempio del dio era ubicato nella città di Áitna (Etna), fondata da Gerone I di Siracusa. Alcuni scoli di Pindaro riportano che Ierone I donò al tempio una statua di Zeus, che potrebbe essere quella rappresentata nel tetradramma di Aitna.

Zeus era l'equivalente del dio della mitologia romana Giove e nell'immaginario sincretico classico era associato con varie altre divinità, come l' Egizio Amon, e l'Etrusco Tinia ( onorato nel tempio di Volsinii-odierna Orvieto). Insieme con Dioniso aveva assorbito su di sé il ruolo del principale dio Frigio Sabazios dando vita alla divinità conosciuta nel sincretismo dell'antica Roma come Sabazio.

"Tinia o Tina rappresentava per gli etruschi la divinità principale. I primi studi sul pantheon etrusco gli avevano contrapposto l’esistenza di Voltumna, indicato da Marco Terenzio Varrone, erudito romano di età augustea, come il dio principale degli Etruschi. Anche in considerazione del fatto che presso il Santuario del dio Voltumna a Volsinii (odierna Orvieto) si riunivano i rappresentanti dei “dodici populi” etruschi per discutere e decidere su questioni che interessavano l’intera nazione. Era quindi evidente l’importanza del Santuario e della divinità alla quale era dedicato. A chiarire la questione è intervenuto nel 1928 un saggio dello storico delle religioni, Raffaele Pettazzoni, secondo il quale l’appellativo “Voltumna” era soltanto un epiteto del dio Tinia. Già dal VI secolo a.C. il dio Tinia, il cui nome significa “il giorno” risulta chiaramente assimilato allo Zeus greco, sia nell’iconografia che lo indica sempre pronto a scagliare fulmini, come Tinia, che per la presenza dei suoi figli gemellli, i Dioscuri, che in alcune rappresentazioni etrusche vengono chiamati Tina cliniiar, “figli di Tinia”. Anche la collocazione che ne è stata data sul Fegato di Piacenza, nelle prime tre fra le sedici caselle in cui era stato suddiviso lo spazio celeste, mostra l’importanza che aveva questa divinità. Principale era anche la sua influenza sulla “disciplina etrusca”, l’arte divinatoria per la quale gli Etruschi erano rinomati in tutto il mondo antico. Fra i riti che ne facevano parte c’era infatti anche l’interpretazione del significato dei fulmini, a seconda della loro forma e posizione nel cielo. Era inoltre invocata la sua protezione sulle pietre di confine, un altro importante elemento della cultura etrusca che deriva dalla cosiddetta “profezia di Vegoia”, con istruzioni sulla corretta divisione della terra, giunta a noi nella traduzione latina “Gromatici veteres". Collegato forse alla suddivisione della terra e del cielo, un altro aspetto di Tinia, come un dio sotterraneo e connesso con gli inferi. Ci appare con questa valenza in alcune iscrizioni: una coppa a vernice nera ritrovata nel Santuario di Belvedere di Orvieto, con un testo che la dedica a Tinia calusna, collegato quindi a Calus, la principale divinità dell’Oltretomba; un cippo in pietra nera, presso lo stesso Santuario, con un rilievo che rappresenta un fulmine e alcuni altari forati, usati in Etruria per raccogliere le offerte destinate alle divinità sotterranee; presso l’area C del Santuario di Pyrgi, sempre collegato al culto di Tinia, un altro altare forato, e una lamina di bronzo con una preghiera incisa rivolta al dio. "

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Notizia n. 1396 dall'Azione Borghi Europei del Gusto

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