Notizia del 11/09/2009
Settembre è, in Sardegna, un mese particolarmente ricco di sagre. Questo mese, una volta chiamato in tutta l'isola"Capudanni", rappresenta infatti uno di quei periodi di transazione in cui si chiude una stagione, l'estate, e ne comincia un'altra, l'autunno. Il vero e proprio rito nuziale è preceduto da una serie di manifestazioni collaterali, come "Il Palio della Sposa" e il trasporto delle masserizie tra cui il letto nuziale, nella casa dei futuri sposi. Il giorno dedicato alla celebrazione di questa ricorrenza Selargius respira un'aria diversa dal solito. Le strade in cui sfilerà il corteo nuziale sono, almeno per un giorno, linde e completamente sgombre da ogni tipo di veicolo cosa che produce un piacevole ritorno verso l'infanzia quando la strada era il regno incontrastato del viandante e il salotto buono delle comari che sedute sulle scale dell'uscio si scambiavano le informazioni più varie. La cerimonia della ricostruzione dell'antico matrimonio selargino ha inizio con la vestizione degli sposi, effettuata in due tipiche pollas campidanesi, le grandi case della Selargius contadina. Il costume dello sposo invece è più semplice e prevalgono il bianco e il nero: risaltano la camicia bianca col colletto rialzato su cui si indossa un corpetto scuro, i pantaloni bianchi alla zuava e il gonnellino nero. Terminata la fase della vestizione, gli sposi ricevono la benedizione dei rispettivi genitori, con formule e atti di cui si è ormai perso in larga misura il significato, come l'aspersione del capo con sale e grano e la rottura di un piatto ai piedi degli sposi. Terminata la fase della vestizione lo sposo raggiunge la casa della sposa, accompagnato da parenti e amici e preceduto dai sonatori di launeddas, l'antichissimo strumento diffuso soprattutto nel campidano. Per concretizzare un ideale di amicizia con altri popoli, una coppia di fidanzati stranieri viene invitata ogni anno a partecipare allo sposalizio selargino, seguendo alla lettera tutto il rituale previsto per i fidanzati locali. Giunti in chiesa i fidanzati si accostano all'altare maggiore e, tra suoni di organo, di launeddas e canti religiosi in lingua sarda, si celebra il matrimonio secondo il rito cattolico. Al termine della cerimonia nuziale religiosa, lo sposo infila il dito mignolo di una mano nell'anello di una catena che cinge la vita della novella sposa. All'uscita dalla chiesa può capitare che delle compaesane benedicano i futuri sposi con gli antichissimi riti propiziatori.
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Osservatorio Nazionale dei Parchi di Informazione
Periodo dal 30 agosto 2009 al 30 agosto 2010
Evento n. 31(segnalato dal Parco d'Informazione della Sardegna)
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